Sogno sereno

Dopo aver controllato per la quattordicesima volta che la porta d’ingresso fosse chiusa a doppia mandata, che il gas e il termostato fossero spenti, che la porta del bagno fosse accostata e la sveglia puntata per le sette meno un quarto, l’ossessivo-compulsivo si infilò sotto le coperte e si addormentò. Quella notte sognò di camminare libero attraverso la piazza: per una volta, era il disegno del selciato ad assecondare i suoi movimenti e non viceversa. Le mattonelle più chiare lo seguivano docilmente dovunque decidesse di andare, e le fessure sfuggivano spontaneamente sotto i suoi piedi, permettendogli una camminata sciolta ed elastica. Dopo molti anni, rivide la città da angolazioni non patologiche e si chiese se sarebbe mai stato in grado di estinguere un tale debito di serenità.

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