Post eventum: UAGG! a Udine

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Da sinistra: Gianluca Gobbato; Piero Simon Ostan, Francesco Tomada e il sottoscritto in una triplice sovrapposizione di teste; Roberto Ferrari; Marina Giovannelli; Roberto Cantarutti. Foto di Natalia Bondarenko

Ieri sera, 23 marzo, abbiamo presentato a Udine un’altra volta il libro UAGG! (Viva Comix 2016). Non ne ho mai parlato su queste pagine: è un progetto nato dopo l’ultima edizione di Notturni Diversi, intitolata proprio UAGG! dalle iniziali di Ungaretti-Allen-Giuseppe-Ginsberg, i due autori a cui il festival era dedicato; ispirato dalle opere di Roberto Cantarutti, che a sua volta ha tradotto in immagini i versi di Ginsberg e Ungaretti; stimolato dalla fantasia di Marco “Opla+” Pasian e Paola Bristot, che hanno organizzato secondo un arco narrativo i lavori di Cantarutti; e infine portato a termine con la solita sconsideratezza benandante da Roberto Ferrari, Gianluca Gobbato, Giacomo Sandron, Piero Simon Ostan, Francesco Tomada e il sinceramente vostro. (Se non vi siete persi leggendo questo periodo siete ben introdotti allo spirito del libro).

In che cosa consiste il progetto? Ungaretti e Ginsberg, sappiamo, si conobbero negli anni sessanta e si apprezzarono nonostante l’apparente distanza di ispirazione e di stile. Sembra che Ungaretti abbia perfino contribuito alla collezione di peli pubici che Ginsberg stava preparando per Ed Sanders («C’est blanc!»). L’idea di dedicare il festival a entrambi non era perciò campata in aria. E le immagini create da Roberto Cantarutti per l’occasione erano potentissime. Quando, conclusi i Notturni, Marco e Paola hanno deciso di organizzarle in un libretto, non avevamo altra opzione, per commentarle, che usare le parole degli stessi due poeti. E allora abbiamo fatto così:

  • Ci siamo divisi in due squadre: Gianluca, Piero e Francesco per Ungaretti; Roberto, Giacomo e io per Ginsberg;
  • Piero ha stilato una scaletta, abbinando a ciascuna immagine un membro della squadra Ungaretti e uno della squadra Ginsberg;
  • Roberto ha dato il via con l’incipit di Urlo: «Ho visto le menti migliori della mia generazione» e Gianluca si è attaccato adattando un passo del Porto sepolto: «arrivare al Porto sepolto / e poi tornare alla luce con i loro canti / e disperderli». Questo è diventato il testo della prima immagine;
  • Di qui in avanti, ciascuno ha scelto un passaggio da Urlo o dal Porto sepolto (secondo la squadra e la scaletta), attaccandosi al precedente e lasciandosi ispirare dal percorso delle immagini. Finché non siamo arrivati in fondo.

La cosa, incredibilmente, ha funzionato. A posteriori, ci piace dire (come abbiamo detto anche ieri sera) che il merito è della poesia. Le due opere, pur così diverse, hanno dimostrato tutta la loro forza adattandosi al maltrattamento. Il pastiche che ne è scaturito le evoca entrambe, ma è al tempo stesso qualcosa di alieno e informe e totalmente nuovo. Io credo che a Giuseppe e ad Allen sarebbe piaciuto. Ha un suo senso. Rileggendolo lo si capisce sempre meglio.

Ma queste sono considerazioni a posteriori, appunto. In realtà l’esperimento è riuscito perché non abbiamo perso tempo a chiederci che cosa ne sarebbe venuto, mentre lo facevamo. Personalmente non sono un fan della scrittura spontanea o automatica, ma mi sono accorto che quando si lavora insieme funziona. È questo lo spirito che a Portogruaro chiamiamo benandante: fare sul serio senza prendersi sul serio. Ne posso parlare senza falsa modestia perché so di non avere alcun merito. In tutto l’esperimento mi sono sentito solo un’estensione della penna (o più precisamente della tastiera), e penso che gli altri condividano l’impressione. Non è cosa che capiti spesso. E, credetemi, è un toccasana.

Un appunto: la libreria CLUF, dove si è svolta la presentazione, è un luogo in cui tornare assolutamente.

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