In una versione aggiornata di “Il mio vicino Totoro”

La nuova casa della famiglia Kusakabe ha ottenuto l’abilità solo dopo lo smantellamento del pergolato marcio.

Il professor Kusakabe ha comunque chiuso a chiave la porta della soffitta per evitare che le figlie cadano dalla scala e si spacchino la testa.

Nessuno si sogna di chiedere a Satsuki, una bambina di nove anni, di andare a prendere la legna in giardino. Di notte. Con tutto quel vento.

Ciascuno fa il bagno per conto proprio. Figuriamoci se un padre si immerge nella vasca insieme alle figlie. Kusakabe anzi bussa sulla porta per dire a Satsuki di uscire, ché è dentro da mezz’ora.

L’indomani è il padre a preparare la colazione e il pranzo per Satsuki e per la piccola Mei di quattro anni. La cucina è l’ambiente più pericoloso della casa, stando alle statistiche sugli infortuni, e le bambine non hanno il permesso di avvicinarsi ai fornelli.

La strada fra le risaie è asfaltata. Di mattina è costantemente intasata di macchine, visto che ogni bambino deve essere accompagnato fino al cancello della scuola da un adulto.

Mei gioca dentro casa anche in piena estate. Il giardino non ha ancora un recinto e il padre non ha tempo di controllarla tutto il giorno perché non vada nei pericoli.

L’albero di canfora sorge in un’area di interesse naturalistico delimitata da una rete metallica. Si può ammirare il sabato e la domenica pomeriggio dalle 15 alle 18.

La nonnina si fa pagare mille yen all’ora per tenere Mei.

Quando Mei chiede alla nonnina di andare a trovare la sorellina a scuola, la maestra ferma la donna sul cancello e le spiega che senza autorizzazione scritta non può farla entrare, né può lasciare che Satsuki se ne vada con lei. La nonnina rimette Mei sul seggiolino e fa salire il nipotino Kanta in macchina, mentre comincia a piovere. Satsuki è costretta a rimanere a scuola un’ora e mezza oltre l’orario, finché il padre (che ha trovato coda di ritorno dall’università) non arriva a riprenderla. La maestra, visibilmente irritata, dice al professor Kusakabe che ha fatto uno strappo alla regola, che anche lei ha una famiglia, ecc.

Le macchine sfrecciano nella pioggia accanto alle statue di Jizo sollevando spruzzi.

Quando a sera Kusakabe telefona alla moglie ricoverata in ospedale, le figlie sono sdraiate davanti alla TV ed esprimono fastidio all’idea di alzarsi per parlare con lei.

La notte trascorre senza sogni.

L’indomani, mentre le bambine sono dalla nonnina, Kusakabe viene a sapere dall’ospedale che sua moglie ha avuto una crisi, ma per fortuna sta già meglio. Telefona a Satsuki per avvertirla che farà tardi. Satsuki dice OK. Kusakabe chiede se hanno mangiato. Satsuki dice di sì. Kusakabe chiede che cos’hanno mangiato. Satsuki dice le verdure dell’orto. Kusakabe si fa passare la nonnina e le dice per favore di non dare alle bambine prodotti non controllati, e di lavarli bene in ogni caso, ecc.

In sottofondo, Mei strepita che vuole parlare anche lei al cellulare. Lo strappa di mano alla nonnina. Il cellulare finisce per terra. Satsuki dà una sberla a Mei, che scoppia in un pianto/ululato tale da far vibrare la struttura della casa.

La nonnina dice che da oggi il servizio di baby sitting costa mille e cinquecento yen all’ora.

Quando più tardi Mei non si trova, la nonnina la cerca urlando per tutta la casa. Satsuki e Kanta alzano il volume della Playstation. Alla fine la nonnina ritrova Mei davanti al cancello di casa, terrorizzata. Mei spiega che era arrabbiata perché Satsuki le ha dato una sberla e che perciò ha deciso di uscire in strada, dove ha visto un gatto, o un autobus, non si capisce bene, e che ha preso tanta tanta paura, ecc.

Solo su insistenza della nonnina Satsuki chiede scusa a Mei, mentre Kanta continua a giocare.

Un infermiere trova per caso un oggetto non ben identificato sul davanzale della stanza d’ospedale dove è ricoverata la signora Kusakabe. Non si sa chi ce l’abbia portato. L’oggetto, a forma di pannocchia e pieno di glutine, viene raccolto e distrutto.

Alle 22 Kusakabe torna a riprendere le bambine, che vengono portate a casa e rimesse a letto. Domani è un’altra giornata campale.

Tutti sono comunque sani e salvi e al riparo da traumi di qualsiasi tipo.

Nessuno, neanche per sbaglio, incontra Totoro.

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