«Succo di mela?»
«No, grazie.»
«Signor/a Marisa Lucertola, lei sa perché è qui?»
«È per i Rossi-Decori, giusto?»
«Lei è qui in qualità di testimone nell’ambito di una possibile Perlustrazione Preventiva, secondo quanto al fascicolo n. 2026-89E4.»
«Mi lasci subito chiarire che se avessi sospettato qualcosa di illegale nei movimenti dei miei vicini, da brava cittadina, avrei –»
«Si attenga alle domande.»
«Mi scusi. Questi braccialetti segano i polsi.»
«È per il suo bene. Può ripetermi i nomi dei soggetti in esame?»
«Tania Rossi, madre –»
«Come dice?»
«GENITORE. Tania Rossi e Marcello Decori, genitori. Ambra Rossi-Decori, figlia. O se preferisce in ordine opposto, Decori-Ross–»
«Mi sta prendendo in giro?»
«ASSOLUTAMENTE NO. Non ci penso nemmeno. La prego di capire, è la prima volta che… Insomma, non sono molto esperta della procedura. Ma ho tutto l’interesse, giuro su Dio, ho tutto l’interesse…»
«Signor/a Lucertola, non andiamo per niente bene. Il suo modo di parlare è estremamente scorretto. Vorrei ricordarle il contesto in cui ci troviamo. Se continua così, sarò obbligato ad attivare una Perlustrazione anche nel suo appartamento.»
«No, la scongiuro.»
«Cerchi di controllarsi.»
«Posso chiederle di cancellare “giuro su Dio” dal verbale?»
«Lasci che ci pensiamo noi. Direi che è meglio ricominciare da capo. Succo di frutta?»
«Sì, grazie.»
«Allunghi la testa verso la cannuccia, per cortesia.»
«Non riesco a muovere il collo.»
«Si sforzi.»
«…»
«…»
«Grazie. Davvero… rinfrescante.»
«Signor/a Lucertola, la questione è semplice. Sappiamo che ha notato qualcosa di strano nel comportamento recente dei suoi vicini. Sappiamo anche che ha condiviso tali impressioni con la/il sua/o coniuge. Non deve far altro che riferirle anche a noi. Poi la lasceremo andare.»
«Io non ho fatto niente di male.»
«Non si preoccupi di quel che ha fatto o non ha fatto. Conta quel che farà da questo momento in poi.»
«…»
«…»
«Da dove devo cominciare?»
«Quando ha notato i primi segnali di attività politicamente scorretta nell’appartamento accanto al suo?»
«Le ripeto, se avessi sospettato che fosse un’attività politicamente scorretta –»
«RISPONDA ALLA DOMANDA.»
«L’anno scorso. Poco dopo esserci trasferiti nel nuovo appartamento.»
«Mese e giorno.»
«Era… fine novembre. Credo. Una settima feria. Mio marito non era ancora rientrato dall’intrattenimento pubblico.»
«“Suo marito”?»
«CONIUGE. Il mio coniuge. Dovevano essere le cinque di pomeriggio perché era già buio. Non si sentiva una voce per tutto il condominio. Sapete, le pareti sono molto sotti–»
«Si limiti ai riscontri oggettivi.»
«Ho sentito un rumore in corridoio.»
«Che tipo di rumore?»
«Uno strofinio. Come se qualcosa di pesante venisse trascinato sul pavimento.»
«E che cosa ha fatto?»
«Ho guardato attraverso lo spioncino.»
«Ha visto qualcosa?»
«Il signor Rossi che trascinava un pacco.»
«Non si faccia tirar fuori le parole col rampino. Che tipo di pacco?»
«Era una scatola di cartone, più lunga che larga, chiusa con due strappi di scotch.»
«Lo sa che Scotch® è un marchio registrato?»
«Due strappi di nastro adesivo.»
«Tutto qui?»
«Ha portato il pacco in casa. Dieci minuti più tardi l’ho visto ripassare con altro due pacchi più piccoli. Dentro c’era qualcosa che tintinnava. Ho pensato che fosse andato a prenderli in cantina.»
«Non si è chiesta/o che cosa potessero contenere?»
«Forse… un servizio di tazze?»
«E quello lungo?»
«Una scopa?»
«Signor/a Lucertola, le ho già detto di non prendermi in giro. Abbiamo motivo di ritenere che lei e la/il sua/o coniuge sapeste benissimo che cosa c’era nei pacchi.»
«No. NO. Deve credermi. Io…»
«Se continua ad essere così reticente non ho molto a cui aggrapparmi per sostenere la sua buona fede. Lei è una persona estremamente curiosa, signor/a Lucertola. Ai limiti del patologico. Aveva mai visto i Rossi-Decori portare dentro o fuori casa pacchi simili, prima di allora?»
«No.»
«Era la prima volta?»
«Sì. Le dirò quello che ho fatto. Ho aspettato che tornasse mio mar– il mio coniuge. Ho chiesto il suo parere. Lui mi ha detto che i miei sospetti erano immotivati.»
«Dunque aveva dei sospetti.»
«No, cioè… mi ha detto che non c’era nulla di strano, che probabilmente avevano comprato qualche nuovo elettrodomestico.»
«E lei che ha fatto?»
«Gli ho detto di star zitto e ho appoggiato l’orecchio al muro, fra l’attaccapanni e lo specchio.»
«Dunque?»
«Si sentiva appena il rumore del nastro adesivo strappato. E poi il fruscio di qualcosa che viene scartato e aperto. E ancora il tintinnio di prima. Lavoravano in silenzio.»
«“Lavoravano”. Dunque tutta la famiglia era coinvolta.»
«Non ho detto questo.»
«Sì che l’ha detto. Che cosa ha pensato sentendo tali rumori?»
«Niente di particolare.»
«Si sbaglia. Ha pensato che stessero preparando qualcosa. L’ha detto pure al/la sua/o coniuge, che le ha risposto di lasciar perdere e di smetterla una buona volta di origliare.»
«Che cos’è questo odore?»
«Siamo noi a fare le domande, signor/a Lucertola. Andiamo avanti, non abbiamo tutta la notte. Che cosa è successo dopo?»
«Dopo quando?»
«Dopo questo primo episodio a novembre dell’anno scorso.»
«Mi lasci pens–»
«Forse le è capitato di sentire puzza di bruciato?»
«Come fate a sape–»
«SIGNOR/A LUCERTOLA!»
«Sì, SÌ, puzza di bruciato. Sottilissima. Con una punta di zolfo. Potreste allentare leggermente l’anello al collo?»
«Nient’altro?»
«Non che io ricor–»
«Allora glielo dico io: musica. A bassissimo volume, beninteso, ma non abbastanza da non udirsi attraverso il muro. Musica popolare. Melodie che le sembrava di ricordare dall’infanzia, stando a quanto comunicò al/la sua/o coniuge la sera del 22, davanti a un piatto di minestra d’orzo. Ora ricorda?»
«Adesso che ci penso.»
«Mi faccia controllare… Il 25 dicembre i Rossi-Decori ricevono una visita. Nel loro appartamento. Non mi dica che non sa nulla neanche di questo.»
«Un uomo anziano.»
«Si dice “una persona non necessariamente pareggiata in senso cronologico”.»
«Il padre di Tania Rossi, vedovo. Alto, voce tonante. Si è fermato a pranzo.»
«Continui.»
«Sono riuscita a ricostruire la conversazione punto per punto, anche ascoltando solo le sue battute. Ha giocato a lungo con la piccola Ambra, sollevandola in aria e riprendendola al volo. Aveva portato una bottiglia e due pacchetti: dopo pranzo c’è stato un brindisi e a quel punto tutti, anche il vecchio, hanno abbassato la voce per qualche momento. Avevano fatto lo stesso prima di mangiare: come se si confidassero un segreto.»
«Lei ha sentito tutto questo e non ci ha detto nulla.»
«…»
«Beva un altro sorso di succo.»
«Lei non sente uno strano odore?»
«BEVA.»
«…»
«Ora rimetta a posto la cannuccia.»
«Ma -»
«Usi il mento. O il naso, come preferisce.»
«…»
«…»
«Grazie.»
«Lei è in una posizione estremamente delicata, signor/a Lucertola. Avremmo potuto chiudere un occhio se l’episodio non si fosse ripetuto. Ma sappiamo che anche quest’anno –»
«La prego. La cervicale –»
«NON INTERROMPA. Quest’anno la/il signor/a Rossi ha riportato in casa gli stessi pacchi. Era… il 29 novembre. Due settimane fa. E lei l’ha vista/o, attraverso lo spioncino, esattamente come l’anno scorso. Conferma? Anche a questo punto ha fatto finta di niente.»
«Non spetta a me sorvegliare –»
«È vero, non spetta a lei. Ma ha dimostrato un grande talento nel farsi gli affari degli altri, quando la cosa la/o interessava. Ed è un peccato che questo talento non sia messo a buon frutto, non crede?»
«L’odore è sempre più intenso. Potrebbe dirmi che –.»
«Lei è religiosa/o, signor/a Lucertola?»
«Come, scusi?»
«Religiosa/o. Crede in Dio/Dea?»
«Non in un modo che possa arrecare disturbo e/o indurre antagonismo in chicchessia.»
«Ottima risposta. E crede nel Politicamente Corretto?»
«In modo assolutamente anti-anti-ideologico, sì.»
«Rispetta la Po.Po.C. e tutte le sue opere e tutte le sue esecuzioni?»
«Rispetto.»
«Celebrerà la Festa d’Inverno, quest’anno? Accenderà i teleschermi? Parteciperà agli intrattenimenti pubblici a-generici?» »
«Sì, assolutamente sì.»
«Non sia così servile. È libera/o di non farlo, se preferisce.»
«L’ho sempre fatto.»
«Quando cade la festa d’inverno?»
«Che domande mi fa? Non c’è un giorno preciso. Ciascuno festeggia quando preferisce, nel rispetto delle credenze e delle abitudini e delle possibilità economiche e degli stati d’animo del pros–»
«Qual è il colore tipico degli addobbi?»
«Il giallo. Simbolo della concordia e dell’a-differenza.»
«Molto bene.»
«Posso andare?»
«Non sia precipitosa/o. Le libero il collo, se vuole.»
«Sì, grazie.»
«Si sente meglio?»
«Abbastanza. I polsi mi fanno ancora male.»
«Di che colore sono gli addobbi dei suoi vicini?»
«Come dice?»
«I Rossi-Decori. Hanno esposto gli addobbi gialli, come tutti?»
«No, sulla porta no.»
«E dentro casa?»
«Come faccio a saperlo?»
«AH AH.»
«Perché ride?»
«Signor/a, abbiamo trovato il buco.»
«…»
«Pensava sfuggisse alla Perlustrazione? Leggo testualmente: “un forellino del diametro di un centimetro in un angolo della sala da pranzo, direttamente comunicante con la cucina dell’appartamento adiacente (intestato a Lucertola-Dolce)” – ha visto? si parla di lei – “sigillato da un cilindretto di stucco rappreso estraibile a piacere tirando un bastoncino… bla bla bla… la posizione del cilindretto lascia pensare che fossero proprio i Lucertola-Dolce a servirsene”.»
«Non so di cosa stia parlando.»
«Lei ha spiato tutto, signor/a Lucertola. Dal suo osservatorio privato ha spiato l’albero e le palline, le statuette alte un palmo accuratamente disposte su un letto di muschio, il laghetto di stagnola, il cielo di cartone, la quattro candele disposte in cerchio su una corona di rami d’abete – candele ritualmente accese di settimana in settimana. Quando ho accennato alla puzza di bruciato lei ha assentito con foga. Vuol farmi credere che l’odore degli stoppini si sentisse attraverso la parete? Lei le ha VISTE, le candele, così come ha visto Aldo Decori prendere in braccio la/il piccola/o Ambra e farla/o/o volare in aria, felice, il 25 dicembre scorso. Ha visto tutta la famiglia pregare prima di pranzo e farsi gli auguri durante il brindisi. Magari solo di sguincio, ma ha guardato. E la cosa deve esserle parsa estremamente interessante, considerato che ha passato tutta la giornata schiacciata/o contro il muro, con l’occhio sul buco. Se non l’avessimo fermata/o l’avrebbe rifatto anche quest’anno. Che cosa ha provato a spiare i Rossi-Decori: stupore? invidia? commozione? E soprattutto: perché l’ha fatto?»
«…»
«Se si sente in imbarazzo, è libera/o di piangere. Può nascondere il viso contro la spalla. L’odore che sente è un derivato del betaidrossibutirato. Unito agli additivi del succo di frutta agisce come un potentissimo induttore di rispetto umano. Nei soggetti predisposti o poco addestrati può produrre apeirofobia e senso di colpa.»
«…»
«Lei sa come si chiama la festa che celebrano i Rossi-Decori? Certo che lo sa. L’avrà celebrata anche lei, da giovane. Di certo sa che Oltreoceano spadroneggia ancora indisturbata. È una tradizione… infestante, se mi permette il gioco di parole. Non immagina quanto sia faticoso impedire che attecchisca di nuovo anche da noi.»
«…»
«Non serve che sia io a ricordarle quanto la gente d’Oltreoceano detesti il Politicamente Corretto. Si sono votati al caos e all’autodistruzione, a partire almeno dalla rivoluzione del 2017. Non hanno un’apposita Polizia come l’abbiamo noi. E i risultati si vedono. Ma forse non sa che già nei primi anni dieci la gente di laggiù protestava in piazza – PROTESTAVA IN PIAZZA – perché i bicchieri di carta di una nota catena di caffetterie erano VERDI anziché ROSSI, in occasione di quella che dovrebbe essere la festa della pace e della fratellanza. Le sembra normale?»
«No.»
«Da parte nostra, l’unico modo di propugnare la tolleranza è l’intolleranza dell’intolleranza, giusto?»
«Sì.»
«E magari avrà percepito anche lei, come altri, un’onda di calore guardando la gente che festeggiava… vedendo giocare insieme gran-genitore e nipote, attraverso il buchino nel muro… più felici che in un giorno qualsiasi. Come se quel 25 dicembre, una quinta feria come un’altra, fosse davvero un giorno speciale. In cui magicamente l’augurio di bene potesse avverarsi per semplice forza di volontà. È questo che ha provato?.»
«Sì.»
«Mi viene la nausea solo a parlarne. Ma siamo ancora in tempo per disinfettarla/o. Mi dispiace tanto, ma non posso lasciarla/o andare. Si verbalizzi, prego: atto 2026-89E4-T1: l’arresto del/la signor/a Lucertola è confermato per ulteriori accertamenti. Come si sente, signor/a?»
«Male.»
«Si vergogna, vero?»
«Moltissimo. Non riesco quasi a –»
«Vuole che le rimetta l’anello al collo?»
«Sì, grazie.»
«Di niente.»
«…»
«Succo di mela?»

(2 di 4)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...