Nebbia

Non c’era più mondo fuori dalla finestra.
La piccola Emma, che al tavolo della colazione era solita tendere le braccia al nuovo giorno, fu la prima ad accorgersene. «Più», esclamò.
Papà e mamma si alzarono in fretta per controllare.
«Non è rimasto proprio nulla» disse la mamma.
Oltre il graticcio fiorito del balcone, dove fino al giorno prima c’era il prato condominiale e la siepe e la casa del vicino, si apriva un grande vuoto incolore. Si sarebbe detto che la casa fluttuasse nel nulla: fatti salvi i ciuffi d’erba che ancora spuntavano ai suoi piedi, e che si vedevano sporgendosi dal parapetto; segno che almeno un po’ di terreno rimaneva, là sotto, a sostenerli.
«Come facciamo?» disse la mamma.
«Non lo so» disse il papà. Anche dall’altro lato della casa, come appurarono affacciandosi alla porta, non c’era più niente: scomparsi il vialetto, le case lungo la strada, l’intera stazione dei treni.
«Chiamo l’ufficio per farmi dare un giorno di permesso» disse il papà. Ma il numero non era raggiungibile.
«Che cosa può essere successo?»
«Forse è saltato un generatore. Una specie di black-out.»
«E perché non siamo spariti anche noi?»
«Non credo sia questa la domanda da farsi» disse il papà. «Dovremmo essere contenti di averla scampata.»
Emma dava segni di impazienza.
«Bisogna uscire e cercare di capire… fin dove arriva» disse il papà.
«E come facciamo? Non vorrai mica andar fuori? E se poi non riuscissi a tornare indietro?»
«Hai altre idee?»
«Restiamo uniti» disse la mamma. «Forse basta aspettare. Forse fra un po’ ritorna… la corrente.»
Cerchi di fiato si allargavano sul vetro della finestra.
«Sci-lo» disse Emma.
«Non adesso, amore» disse il papà.
«Oggi non possiamo andare sullo scivolo.» La mamma la prese in braccio, la portò a vedere con i suoi occhi. «Non c’è più.»
Emma contemplò stupita il non-mondo. Doveva esserci uno scivolo, laggiù, fra le due case, dietro il prato del vicino: ma non c’erano né prato né case, e non si sapeva dove guardare.
Lentamente, la piccola si mise a piagnucolare.
«Su, su» disse la mamma.

Immagine: R. Magritte, La voix du sang, 1947

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