Frammenti di una passione del XXI secolo

Nell’agosto del 2013 il poeta e curatore d’arte Ashraf Fayadh (33 anni, di origine palestinese) fu arrestato dalla polizia religiosa saudita dopo una disputa in un caffè di Abha.
Rilasciato, fu arrestato il 1° gennaio 2014, con l’accusa di aver bestemmiato Dio e il Suo profeta e di aver diffuso un libro di poesie in favore dell’ateismo. Il vero motivo dell’arresto sembra essere la diffusione di un video che documentava i soprusi della polizia religiosa ad Abha.
Il 17 novembre 2015 Fayadh fu condannato a morte per decapitazione.
Suo padre morì di infarto in seguito alla notizia. A Fayadh non fu permesso di partecipare ai funerali.
All’inizio del 2016 l’avvocato di Fayadh ha dichiarato che la pena è stata ridotta a 8 anni di detenzione e 800 frustate. La principale testimonianza a suo carico, portata dal rivale Shaheen bin Ali Abu Mismar, è stata giudicata mendace.
Fayadh dovrà comunque dichiarare pubblicamente il proprio pentimento e ritrattare l’apostasia.

thorgerson

[…]
Accadde poco dopo il vernissage

Una donna si avvicinò al poeta
Gli sussurrò a un orecchio – Ho visto – Un libro
scivolò dalla manica di lei

Il poeta lo raccolse e impresse il pollice
sulla prima pagina e lo porse
alla donna ancora china ai suoi piedi

L’artista vide e rise a mezza bocca
– Sarà mica quel libro – alzò la voce
– Donna, prega il tuo Dio che ti perdoni –

Ma il poeta la protesse col suo corpo
– Qual è il Dio che non tollera altro libro
che teme una parola in una tasca?

Guardatevi piuttosto dalla storia
che da oggi vi condanna finché sia
resa testimonianza alla Poesia –

Udendo ciò un amico dell’artista
telefonò a un amico e chiese – Quanto
mi date se ve lo consegno vivo –

[…]
– Finché ha vita la creatura combatte
per il diritto ad essere in errore

Chi è condannato al vero è condannato
all’invidia e non si dà peggior invidia
di quella fra un poeta ed un poeta

È tempo di lasciare l’ironia
ad avvitarsi su sé stessa, è tempo
di vantare l’errore in piena luce –

E il poeta prese il pane e disse – Pane –
accettò pane e vino e disse – Grazie –
versò del vino e a tutti disse – Vino –

bevve del vino e piano disse – Addio –
[…]

– E temerete di avermi tradito
quando vi estorceranno a forza un verso
proibito che ora vi è infilzato in gola

Sappiate invece che a me solo è dato
di tradire me stesso, di inghiottire
la lisca che mi strazia e non sputarla –

Stracciarono le pagine ed uscirono
[…]

[…]
Fu rilasciato all’alba su cauzione

Gli amici procurarono vestiti
carte, contatti, un passaporto falso
– Si è aperto un buco nella rete – – Fuggi –

Non volle nulla e chiese solamente
di accompagnarlo dove fosse pace
per meditare qualche nuova strofa

Scesero al fiume sotto un velo d’ombra
il poeta in disparte, soprappensiero
la sigaretta immobile nel buio

Li ripigliarono le fotoelettriche
sventagliate fra i rami, i latrati
– Fatevi avanti mani in alto, feccia –

– Vagabondaggio – – Guarda un po’ chi abbiamo –
Guizzò un bastone e subito si ruppe
– Pezzi di merda, ce la pagherete –

Ma il poeta uscì dal fitto a viso aperto
– Sono io l’uomo che cercate, andiamo –
e in quattro in otto gli furono addosso

Lasciarono che i suoi se la battessero
[…]

– Non senti cosa dicono a tuo carico?
appoggia la tua vita sopra il banco
contratta un prezzo per averla indietro –

– Non riconosco affatto la mia vita
in quello che ne dite – – Neghi forse
di aver composto versi contro Dio? –

Egli alzò il viso e li guardò a uno a uno
– Non per le mie poesie che non avete
neppure letto oggi mi condannate

ma perché la condanna è scritta in voi
la udiste ieri, la udrete domani
neppure il vostro Dio può contenerla –

– Ecco, avete sentito la bestemmia –
disse una testa alle altre teste attorno
– È registrata, non ci serve altro –

[…]
Ripararono alla galleria d’arte

E mentre discutevano, dal buio
si alzò una voce – Voi non esistete
Lui esisteva, e non esiste più –

Si volsero – E tu come sei entrato? –
La talpa sogghignò – Bel nascondiglio
Ma non temete, non vi arresteremo –

Risposero – Abbiamo pur sempre il video
Ammazzateci o vi sputtaneremo –
– Bravi – l’altro mimò un applauso – Bravi

Già sento il tintinnio indignato
di calici a Parigi o a Seattle
(galà della poesia, cravatta nera)

Prevedo articolesse, petizioni
on line, raccolte firme, vale a dire
l’oblio in tre settimane al massimo –

– Moriremo con lui – – No, vivrete –
e infilò la porta – Contemplerete
l’alba del nostro giorno che già sorge –

e come lo disse, un gallo cantò
[…]

– Poeta? – chiese il giudice sfogliando
il fascicolo – Ateismo, propaganda,
capelli lunghi, sigarette, donne

La tua maggiore colpa è la mancanza
di originalità – sorrise – il che
per un poeta è peccato mortale –

Lo sogguardò – Certo hai una testa fina
se brigano per metterla su un ceppo
Chissà che cos’hai fatto veramente

Avrai pestato un piede fuor di metro,
messo un accento dove non andava –
Ma egli rimaneva muto – Ed ora

naturalmente hai perduto la lingua
È un buon inizio, per chi voglia entrare
pezzo per pezzo nel suo paradiso

Ma sta’ tranquillo, caro il mio messia
non lo permetterò – prese il fascicolo,
scribacchiò una firma – ed il motivo

è che tutto sommato sei simpatico –
[…]

E con la canna in mano, gli schioccarono
una pacca sul culo – Avanti – dissero
– Hikmet, facci sentire una poesia

O devi attendere l’ispirazione?
Rispondi, troia, dove preferisci
te la si infili, in bocca o fra le chiappe?

Cos’è quel muso, forse non gradisci
la cerimonia di premiazione?
Il pubblico già scalpita, facciamo

un bell’applauso, signori e signore
Incoraggiamo un poco ’sta fighetta
non ha mai visto prima tanta folla

Si sa, i poeti piacciono da morti –
[…]

Per via presero un tale che portasse
carta e penna, e carta era un tappeto
e penna un lungo palo levigato

Giunsero alla collina detta testa
(collottola, cervice, cranio, teschio)
stesero il foglio, fecero la punta

al palo e lo ficcarono nell’osso
del suolo tre volte forando il foglio
a spalancare un occhio parietale

sulla cima e due occhi temporali
sui lati della zucca del poeta,
la zucca che dovevano recidere

Lo affissero sul palo e assieme a lui
due donne nude, una accecata a destra
una a sinistra con il ventre aperto

e urlarono sbavanti – Ora, scendete
[…]

– Dio mio, perché non ci hai abbandonato?
Sento attraverso il buio che mi scava
la tua pupilla dilatata e nera –

E lungo il pavimento della cella
tenebra nella tenebra strisciando
venne la silhouette del traditore

e gli si fece accanto – Mi hai chiamato? –
Col dito ripassò la traccia fresca
della frusta dal coccige alla spalla

Il poeta si contorse – Chiedo scusa
forse volevi continuare il sogno
(regia scadente, sia detto en passant

ma un certo pathos, questo sì, lo aveva)
Purtroppo è la realtà che tu combatti
e la realtà alla fine vince sempre –

– Menti – ringhiò il poeta a denti stretti
– Sicuro – disse l’altro – Ti sorprende? –
[…]

Gli si distese in groppa come ambisse
mordergli il collo – Vedo che ti piace –
quello si dibatteva – E l’hai voluto

tu: tu hai anelato la Parola
con sete di profeta e ora ti è data
con il suo amaro, e la Parola è io

Io che ha terrore della propria morte
perciò ti uccide, io che ti costringe
a vivere perché odia la sua vita

[…]
La trama che teneva assieme il vecchio
cuore cedette e si squarciò di netto

da cima a fondo, e non si udì lamento
[…]

– Buondì – disse una guardia sparacchiando
il getto d’acqua sulla pelle abrasa
– Dormito bene? – – Aspetta – disse l’altra

– che cosa dice? – Il poeta guaiolava
metà di un dialogo di bava e sangue
– È pazzo – – È un senza Dio, sono i suoi spettri

a tormentarlo, ed è solo l’inizio –
– Gli daranno una bella raddrizzata –
– Certo, ma a noi per il momento spetta

lavargli un po’ il visetto, farlo bello
per la diretta in prima serata –
E presero quel corpo e lo adagiarono

sulla barella e chiusero la cella
[…]

– Chiedo perdono per la mia impudenza
È giusto che sia scritto sul mio dorso
e cento e cento e cento e cento e cento

e cento e cento e cento volte il Nome
della mia colpa – tossicchiò – che ho appreso
e ripudiato, e questo nome è …io –

qui si confuse, incespicò il segnale
– Perciò abbandonerò la penna – fermo
immagine, stacco pubblicitario

Videro i suoi com’era stato messo
al suo posto, già morto, ancora vivo
la pietra rotolata nella gola

Senza speranza di resurrezione
chiusero gli occhi, chiusero le imposte
[…]

Immagine: Storm Thorgerson.

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