Hai voluto la bicicletta

Ieri la mia amica Giulia ha attirato la mia attenzione su un delizioso brano di prosa argomentativa. È un dialogo fra un ciclista e un uomo comune sulla possibilità che le biciclette vadano in autostrada. Il ciclista si lamenta perché vorrebbe andarci; l’uomo comune gli fa presente con garbo che l’autostrada è pensata per le macchine; il ciclista allora si inalbera e comincia a dire che andare in bicicletta in autostrada è un suo diritto, che in molte nazioni europee già si fa (!), che l’uomo comune è razzista e la sua è solo una battaglia di retroguardia, ecc. L’altro prova a spiegare le sue ragioni, a dire che non ha niente contro i ciclisti ma che è l’autostrada a esser fatta così, ma quello non vuol sentire. Il dialogo si chiude con uno slogan accattivante: «BIKE = CAR! STOP CICLOFOBIA!».

Sulle prime sono rimasto perplesso. Mi è sembrato strano che un blog di bioetica (argomento sul quale sono io stesso sono piuttosto sensibile) si occupasse di beghe di traffico veicolare. Poi ho riletto il titolo e tutto mi si è chiarito.

Il dialogo utilizza il raffinato strumento dell’analogia. Stupido io a non accorgermene.

L’analogia è del resto incredibilmente sottile. Confesso che l’interpretazione non mi è del tutto chiara. Dopo averci riflettuto, l’ipotesi più plausibile è questa:

bicicletta = pregiudizio
automobile = cervello
autostrada = dibattito civile

Tutto torna, giusto? Il ciclista vorrebbe partecipare al dibattito civile in sella al proprio pregiudizio, mentre l’uomo comune gli fa notare che dovrebbe piuttosto scendere e avviare il cervello. Sono le circostanze a richiederlo, e non ha molto senso accusare di intolleranza chi non accetta il pregiudizio. Mi sembra una tesi assolutamente condivisibile. Per chi fosse arrivato or ora dalla Luna, ricordo che in queste settimane in Italia è in corso un importante dibattito sulle unioni civili, dai toni non sempre moderati. L’articolista invita tutti a una presa di coscienza collettiva: smettiamola di adagiarci nei luoghi comuni; ragioniamo assieme con le cellule grigie che la natura ci ha dato. Sì, dev’essere proprio così.

Ad essere sinceri, forse per foga dialettica le affermazioni del ciclista sono rese ridicole fino al grottesco, il che indebolisce un po’ l’argomentazione: «c’è gente che con la bici ha fatto il giro del mondo e lei mi vuole dire che non posso entrare in autostrada», «in determinate circostanze il mezzo più veloce per spostarsi è la bicicletta», «quelli che vanno in bicicletta hanno il tasso di mortalità più basso», e via dicendo. Tipico raglio di chi non vuol capire. E il bello è che il ciclista ha ragione: il pregiudizio effettivamente contagia tutto il mondo, fa arrivare a conclusioni certe con rapidità ineguagliabile, fa vivere a lungo e dormire sonni tranquilli. Ma non ho mai conosciuto nessuno, neanche fra i reazionari più convinti, che se ne vantasse fino a questo punto. Del resto non è escluso che prima o poi qualcuno lo faccia, come paventa l’autore. E allora anche un po’ di eccesso polemico può servire.

Anche a me preoccupa, lo dico sinceramente, che l’umanità possa farsi del male, molto male, seguendo un pregiudizio o un’ideologia. È già successo e può tornare a succedere in qualsiasi momento. Dobbiamo stare all’erta. Un’ideologia che credevo morente e che invece è ben viva è sostenuta nientemeno che da Umberto Galimberti in questo video (03:32ss, 06:06ss): l’idea che la tecnica sia superiore non solo all’etica (che il filosofo chiama pat-etica, con sfavillante calembour) ma all’uomo stesso. Davvero mi chiedo come un filosofo possa mettere sullo stesso piano con disinvoltura il Dasein dell’uomo con l’essere-in-sé della tecnica, e subordinare il primo al secondo; ma forse sono io ad essere poco aggiornato: ho seguito la mia ultima lezione di filosofia quasi sedici anni fa.

D’altra parte, nello stesso video (00:57ss, 07:55ss) Galimberti sostiene con fermezza cristallina le ragioni spirituali della famiglia contro il materialismo che vorrebbe ridurla a mero veicolo della procreazione; e qui dimostra un’intelligenza che l’autore del dialogo di cui sopra sicuramente apprezzerebbe. (Se poi il veicolo della procreazione sia un’automobile o una bicicletta, Galimberti non lo dice.)

Ma torniamo a bomba: c’è qualcosa del dialogo che ancora mi sfugge, ed è lo slogan conclusivo. Che cosa significa STOP CICLOFOBIA? Seguendo l’analogia, se la bici è il pregiudizio, la ciclofobia dovrebbe essere paura del pregiudizio. Questo punto stona, lo ammetto. Non mi sembra che nessuno al momento, in Italia, abbia paura del pregiudizio; è vero semmai il contrario. E perché l’articolo affianca esplicitamente omofobia e ciclofobia?

Forse mi sono sbagliato? Proviamo diversamente:

bicicletta = omosessualità
automobile = eterosessualità
autostrada = riproduzione

Forse il dialogo sta dicendomi che il rapporto eterosessuale è disegnato per la riproduzione, mentre il rapporto omosessuale non lo è?

Ohibò… ma serve dirlo? È biologicamente tautologico! Nessun omosessuale, del resto, penserebbe mai di battersi per rendere fertile il rapporto col proprio partner. Ciò di cui si discute in parlamento sono le unioni civili tra due individui di qualsiasi genere, e la possibile adozione dei figli del partner. Aspettate, adesso che ci penso… forse all’articolista sta a cuore il problema etico della fecondazione eterologa? Questa è senz’altro una questione importante. E mi preoccupa, certo, come mi preoccupa la crisi dei migranti e il nichilismo edonista post-postmoderno del mondo occidentale. Ma sono problemi diversi: non c’entrano niente con l’omofobia e le unioni civili. Farei un torto all’intelligenza dell’autore se pensassi che è qui che vuole andare a parare. L’interpretazione

autostrada = matrimonio

è giustificata soltanto se

matrimonio = riproduzione

il che implicherebbe no alle coppie sterili, obbligo di prole per tutti i coniugi, e chissenefrega del significato profondo dell’unione (dedizione, fedeltà, progettualità, amore). L’importante è figliare, il resto non conta.

No, non sta proprio in piedi. Non può essere questo il messaggio: è troppo assurdo. O sbaglio?

Mehanik_iz_Ključavničarske_ulice_hrani_tri_angleška_dvokolesa,_izdelana_pred_letom_1880_1958
E costui, dove crede di andare?

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2 pensieri su “Hai voluto la bicicletta

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