Tempi in cui è dura dirsi cristiano

↖︎ e non cristiano soltanto, ma cristiano cattolico apostolico romano

tempi in cui la tua Chiesa, che ami se non altro per averti accolto e cresciuto, e continua a farlo,

↖︎ Chiesa che sei abituato a considerare nella doppia natura di comunità di fratelli e di madre apprensiva, che sorveglia dall’alto, e comanda e redarguisce

↘︎ e che accetti per tale, come accetti i fotoni nella doppia natura di onde e di particelle

tempi, dicevo, in cui la Chiesa ti chiede, per continuare a esserne parte ❯ cosa che cerchi e desideri ❮ non più di amare Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente, con tutte le tue forze, e di amare il prossimo tuo come te stesso, non più la fede in Gesù Cristo e l’impegno a prendere in spalla la croce e seguirlo

↖︎ impegno pur sempre frustrato dai tuoi propri limiti

non più la speranza in un senso ulteriore che spieghi ciò che ancora è oscuro, e che infine raccolga ogni anima proprio nel momento in cui sembrerebbe spegnersi nel nulla

↘︎ non questo: ti chiede per bocca di alcuni dei suoi ❯ dei tuoi ❮

↖︎ non tutti, senz’altro, e neppure la maggior parte, ma di certo la parte che si fa sentire di più, con il tacito assenso ❯ o l’esplicito appoggio, a seconda ❮ dei vertici intenti a incarnare il ruolo di madre apprensiva e, diciamolo, superciliosa

↖︎ il che ti confonde le idee sul ruolo che dovrebbe avere una madre

tempi, insomma, in cui la tua Chiesa comanda di

essere contro

a chi finalmente pretende che sia tutelato il proprio diritto a fare famiglia, non potendolo ancora, e lo chiede nella forma minima di un contratto civile

↖︎ diritto che non ha un mero valore accademico ma profonde ricadute concrete che tengono in bilico la qualità della vita di molti, anche molti bambini, e persone in punto di morte

↘︎ dei quali la Chiesa comanda di ritenere che siano fondamentalmente sviati, che rivendichino un tale diritto per un secondo fine ❯ bieco, va da sé ❮, che non abbiano insomma ❯ cristiani o non cristiani che siano ❮ una propria coscienza

↖︎ non ce l’abbiano in blocco, come categoria

e che quindi sia giusto combatterli o al massimo delimitarne lo spazio di movimento perché con lo scandalo di non fare del male a nessuno ❯ pur essendo in formale contrasto con un sistema di regole di cui si riafferma sempre più la lettera e sempre meno l’essenza ❮ non abbiano modo di scalfire le certezze granitiche dei buoni osservanti

↖︎ tenerli alla larga, insomma, come i lebbrosi di un tempo, o come quell’uomo derubato di tutto e pestato e lasciato marcire su un ciglio di strada fra Gerico e Gerusalemme

•                                        •                                        •

Tempi in cui ciò ti si chiede come prova che ami e sostieni e hai a cuore la cosiddetta Famiglia

↖︎ questa volta con la maiuscola

che non sei un cristiano tiepido, un fedele fai da te o ❯ Dio ne scampi ❮ un ateo di ritorno

↖︎ e ti chiedi da quando il punto è passato dall’essere grano di lievito, sale del mondo

↘︎ di aprire le orecchie alla Parola e cercare ❯ con buona volontà ❮ di metterla in pratica, e portarla a chi non la conosce, e costruire su essa la tua vita di figlia, fratello, genitore, collega, cittadina

il punto è passato a giudicare il mondo dall’alto anche se vi siamo tutti quanti immersi fino al collo

↖︎ leggasi, a parlare di Famiglia secondo il volere di Dio pur avendo tre o quattro famiglie sfasciate nel proprio curriculum

nell’intento di proteggere qualcosa da qualcosa, senza aver ben presente né l’uno né l’altro

↖︎ come se accettare l’esistenza di altre fedi o di altre famiglie distrugga per sempre la nostra fede e la nostra famiglia

↖︎ per ignoranza e paura

•                                        •                                        •

Tempi in cui chiedersi ❯ in totale onestà nel silenzio della propria stanza ❮ se sia lecito obbligare a non peccare anche ammettendo di sapere senza possibilità d’errore che cosa è peccato e che cosa non lo è

↖︎ cosa che neppure Cristo in persona scelse di fare preferendo piuttosto sussurrare «Padre, perdona loro»

↘︎ e senti che sarebbe un esperimento interessante rileggere un capitolo a caso di Luca sostituendo ad alcune parole ❯ farisei, per esempio ❮ un sinonimo odierno, e vedere l’effetto che fa

tempi in cui il dilemma ti spacca la testa, fra il precetto e il buon senso

↘︎ se quest’ultimo sia retta coscienza o soltanto un cedere alle seduzioni del mondo ❯ se significhi salvezza o dannazione ❮

tempi in cui vorresti spiegare perché tuttavia sei cristiano a chi non lo è, a chi conosce la Chiesa soltanto dai titoli che rimpallano in rete, ed esige giustamente una presa di posizione, un’abiura che separi dal marcio ❯ mentre tu vorresti piuttosto ricomporre, riunire, rimarginare ❮

e ci provi e nel farlo prevedi che forse fra trecento anni un qualche Francesco Secondo o Giovanni Paolo Terzo chiederà scusa di tutto ciò in una solenne cerimonia a nome di un popolo ancora pellegrino a tentoni nella storia

↖︎ ma le parole non vengono, non sai cosa dire

•                                        •                                        •

Tempi in cui preghi con ostinazione

↖︎ e non sai neanche tu quale Dio

Immagine: S. Dalí, Reminiscenza archeologica dell’Angelus di Millet, 1935

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4 pensieri riguardo “Tempi in cui è dura dirsi cristiano

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