24 dicembre 1818

«Ma ditemi, Joseph, se avesse risposto di no, che cosa sarebbe successo?»
Il cucchiaio del reverendo Mohr si fermò a mezz’aria.
«Lo sapete che non sono un teologo, caro Xaver.»
«Ma siete un uomo. E un prete. Certe domande dovete pur esservele poste, una volta o l’altra.»
«Certo non la vigilia di Natale.»
«Proprio la vigilia di Natale, invece!»
Gruber batté un pugno sul tavolo. La moglie si affacciò dalla cucina. Mohr la guardò di sottecchi.
«Cara Elisabeth, può chiedere a suo marito la cortesia di lasciarmi mangiare in pace?»
«Lei crede che mi ascolti? Matta sono stata, a voler sposare un musicista.»
E rivolta al marito: «Signore, il reverendo non si è fatto mezzo miglio nella neve da Oberndorf per venire ad ascoltare le vostre chiacchiere.»
«Ma mangiare la mia minestra, quello non gli dispiace.»
Una bimba di sei sette anni sgattaiolò sotto il tavolo, fece capolino accanto a Mohr, rubò una crosta di pane e scomparve. Il reverendo sorrise. Gruber tentava inutilmente di spianare una piega della tovaglia.
«Come cristiano credo di aver diritto a una risposta, ecco tutto.»
«E come cappellano, il signor Mohr ha diritto di sfamarsi.» La signora Gruber cambiò la brocca vuota con una piena. Mohr si pulì le labbra con il tovagliolo.
«Grazie, cara Elisabeth. Ma sì, Xaver, avete ragione. Meritereste una risposta; purtroppo temo di non aver capito bene la domanda.»
Gruber fissò Mohr negli occhi.
«Che cosa sarebbe successo se la Vergine Santissima non avesse dato il suo consenso alle parole dell’angelo? Come avrebbe potuto, lei che era stata creata senza macchia da Dio onnipotente, negare il suo consenso?»
«Queste sono due domande, non una.»
«Scegliete dunque quella che preferite.»
«Amico mio» disse Mohr «abbiamo studiato entrambi abbastanza per sapere che in simili questioni si sono persi i maggiori filosofi fin da prima dell’era cristiana. Come posso decidere liberamente di muovere un passo a destra o a sinistra, se un Dio onnisciente già sa quel che farò? O se addirittura la mia coscienza, come afferma qualche novello Democrito, è solo una nube di particelle asservite alle leggi del moto, ancorché di un moto caotico?»
«Voi spostate la questione. La Chiesa comanda di venerare la Madre di Dio in grazia del suo sì. Ma la tradizione attribuisce questo sì a uno speciale privilegio a lei concesso da Dio in persona. Qual è il merito? E qual è la logica?»
«Ora fate voi la predica al prete?»
La signora Gruber, in piedi sulla porta, ascoltava con le mani infilate nel grembiule.
«I ragionamenti di suo marito sono molto interessanti» disse Mohr, guardandola, «ma io, purtroppo, non sono un teologo. Lasciate allora che vi racconti una storia. È accaduto forse due anni fa: era anche allora un gelido pomeriggio d’inverno, e me ne stavo rincantucciato nel soppalco della nostra parrocchiale, con la chitarra sulle ginocchia, a provare un qualche preludio del vecchio Bach. Mi dicevo che sarebbe stata un’ottima idea imbastire su uno di quei preludi il canto di un’avemaria, ma voi lo sapete, caro Xaver: io ci provo, ci provo, e non ci riesco.»
Gruber finse di non vedere l’occhiolino dell’amico.
«Riuscivo soltanto a giocare con le note, per esempio suonando il preludio al contrario, per arpeggi discendenti anziché ascendenti, e a stupirmi di come la musica cambiasse il suo significato restando pur sempre simile a sé stessa. Sono sicuro che avrete provato anche voi lo stesso trucchetto sul pianoforte. Così si scopre davvero come ogni nota serva a preparare le note che seguiranno. Rovesciando l’ordine il principio salta: le note che sentiamo ad ogni nuova battuta sembrano piuttosto preparare quelle che abbiamo già sentito. E il cuore ne è spaesato.
«Ma era insomma un esercizio della noia. E faceva un freddo di tomba. Credo di essermi addormentato, non c’è altra spiegazione, perché quando ho alzato la testa tutto era scomparso: la chitarra, il banco, la chiesa intera. Ero solo, inginocchiato nella neve, e senza vestiti addosso.»
«Nudo?»
«Sì, il Signore mi perdonerete, nudo come un bambino.»
«Joseph il sognatore.»
«Prendetevi pure gioco di me, Xaver, non ve ne faccio una colpa. Se vi racconto tutto questo è solo perché mi siete caro. Per una volta, sono io a confessarmi a voi, e siete voi a dover mantenere il segreto.»
La signora Gruber era andata a sedersi accanto al marito.
«Stia tranquillo, reverendo, non aprirà bocca.»
«E cosa accadde poi?»
«Mi riscossi. Stranamente il gelo non mi feriva, non più di prima almeno, quando ero seduto a strimpellare e il mondo era ancora al suo posto. E il mio corpo… era come se fosse passato attraverso la morte. Sì, non c’è altro modo di dirlo. Ma non era una resurrezione di salvezza: ero incatenato dentro me stesso come devono esserlo i penitenti dei gironi più bassi, e disperato, senza remissione. Tremo perfino ad ammetterlo. Avete mai provato, Xaver, non dico il desiderio di estinguervi nel nulla, ma di non essere addirittura mai nato? E sapervi al tempo stesso obbligato in eterno, irrevocabilmente, a un solo supplizio: essere esistito.
«Alzai gli occhi; fu come se un altro lo facesse per me. Vidi allora in mezzo alla neve una cappella ottagonale, molto più piccina della chiesa che mi circondava da sveglio, e un crocchio di gente sul sentiero che saliva alla cappella. Nessuno si era accorto di me. Era sera e il cielo diventava sempre più grigio. Già si accendevano i lampioni. Fu un immediato conforto, anche se non sufficiente. E quella gente cantava.
«Invano provai ad avvicinarmi; evidentemente era scritto che dovessi ascoltarli da lontano, e quei pochi metri erano più di mille miglia per me. Sì, cantavano, a una sola voce, una melodia di paradiso, ma semplice, ma enigmatica. Come il preludio che stavo suonando fino a un attimo prima, nota dopo nota, dalla fine all’inizio.»
«Inutile tentare di spiegare la distanza abissale fra me e quella melodia, e la salvezza che comunque ne ebbi ascoltandola, almeno per un istante.»
Qui Mohr si interruppe. La signora si fece il segno della croce.
Gruber era insoddisfatto.
«E dunque?»
«Dunque cosa?»
«Avete trascritto la melodia?»
«No.»
«Per Dio, Joseph, sperperare quel che i sogni ci regalano!»
«Non bestemmiate, amico.»
La signora Gruber posò una mano su quella del marito.
«Perché non l’ha trascritta, reverendo?»
«L’ho dimenticata. Quando mi sono riavuto era passato un tempo infinito. Mi ero accasciato su uno spigolo del parapetto e la spalla mi doleva tutta. Buio come sotterra: ci ho messo qualche minuto a riconoscere i luoghi. Alzandomi, senza volerlo ho dato una pedata alla chitarra che era scivolata in terra. Ho sceso la scaletta del soppalco inciampando due o tre volte. Possibile che non ci fosse una sola luce in tutta la chiesa? Ho acceso il primo cero che mi è capitato per le mani. In sagrestia ho trovato un foglio e lì, alla luce della fiammella, ho buttato giù una manciata di versi.»
«Versi!»
Gruber batté un altro pugno sul tavolo. Mohr sorrise candidamente.
«Questo so fare.»
«Mi sfugge il punto di tutta la storia.»
«Lei l’ha capito, Elisabeth?»
La donna annuì timidamente.
«Caro Xaver, amico mio, chi vi dice che la Santissima Vergine non abbia risposto anche di no?»
«Ora siete voi a bestemmiare.»
«Lo so, il Vangelo è chiarissimo su questo punto, ma altrettanto lo sono i nostri momenti di buio; e io, come uomo, conosco bene le miserie degli uomini. Questo mondo è sotto il dominio del Nemico, non è vero? Non può essere che il Dio di Giobbe abbia stabilito di concedergli, finché dura questo mondo, anche il potere di controllare le cause e gli effetti? Di tenere in bilico non solo il futuro, che è una vaga nebbia ai nostri occhi, ma anche il passato, che crediamo sia scolpito nella roccia per sempre?»
«Non capisco.»
«Può darsi che tutto ciò che accade nel presente, comprese le parole che ora escono dalla mia bocca, non siano tanto determinate da ciò che è stato, quanto piuttosto preordinate da ciò che dev’essere ancora. Che fino ad oggi, per un ennesimo inganno, per inveterata abitudine, abbiamo letto il mondo e la storia al contrario. Può darsi che il futuro sia già scritto, e il passato ancora indugi nella penna dell’Autore, e che per questo la Vergine possa ancora decidere quale risposta dare.»
Mohr tirò il fiato.
«Nella visione che vi ho raccontato, per dire, ho sperimentato nella mia anima l’angoscia del no.»
«Joseph, voi credete davvero a quel che avete detto?»
«Se credere significa cogliere per immediatezza, senza ragionamento…»
La signora Gruber si alzò in piedi, strofinandosi le mani in uno straccio.
«Xaver, vi chiedo scusa. Ho impressionato vostra moglie, a quanto pare.»
«Clara!» gridò la donna, per fare qualcosa.
Gruber scrutava la tovaglia in cerca di altre pieghe da spianare. Una bimba di sei sette anni, scalza, si presentò sulla porta.
«Buongiorno, Clara» disse Mohr.
«Saluta il reverendo, da brava.»
La bimba non disse nulla ma sgattaiolò sotto il tavolo, fece capolino accanto a Mohr, rubò una crosta di pane e scomparve. Il reverendo sorrise. La madre la rincorse per le scale.
«Devi aiutarmi a rassettare!»
Mohr fece per alzarsi.
«Ebbene, è ora di togliere il disturbo.»
«No, aspettate!»
Gruber si alzò in piedi.
«Non mi avete ancora detto perché siete venuto! Sedetevi, bevete un altro bicchiere.»
«Grazie, caro amico, ne farò a meno. Sono nell’imbarazzo di dovervi chiedere un favore.»
«È questo, dunque! Dite pure, qualsiasi cosa.»
«Ma ora ho l’impressione che lo scopo vero della mia visita fosse un altro: lasciarvi a bocca aperta, raccontandovi quel che vi ho raccontato, e lasciarmi stimolare dalle vostre domande. Forse questo ha più importanza di tutto il resto. Perciò adesso…»
«Via, non siate timido. Che cosa avete in tasca?»
«Oh, una sciocchezza.»
«Parlate!»
Mohr sospirò.
«Riderete di me. È una poesiola che ho scritto, guarda caso, due anni fa.»
«E allora?»
«Stasera, alla messa di mezzanotte, mi piacerebbe proporre un pezzo nuovo…»
«Fate vedere.»
Gruber quasi strappò il foglio di mano a Mohr.
«Una cosa semplice, beninteso, adatta alla mia chitarra… Due tenori, se avrete voglia di unirvi a me nel canto, più il coro dei bambini. Pensando ora a quella musica che sembrava giungere a salvarmi dal futuro… salvare me, voi, tutti…»
L’amico continuava a leggere in silenzio.
«Mi rendo conto che mancano solo poche ore, ma conoscendo la vostra facilità con la melodia… che dite, caro Xaver, è chiedere troppo?…»
Gruber alzò gli occhi all’improvviso. Mohr quasi si spaventò di quello sguardo.
«…è un sì?»

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Nel 1818 il reverendo Mohr aveva 26 anni; Gruber 31; Maria Elisabeth sarebbe vissuta ancora 7 anni. La melodia, ovviamente, è questa. Buon Natale a tutti.

(4 di 4)

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