Le mani sui bambini (ovvero: una teoria di un altro genere)

A partire dagli anni ’50-’60 del secolo scorso ha cominciato a diffondersi negli Stati Uniti una corrente di pensiero secondo cui ogni persona può scegliere in totale libertà la propria identità e il proprio orientamento personale, a prescindere dal dato biologico. Parlo ovviamente della teoria del manismo o handedness theory, che secondo molti neppure esisterebbe e sarebbe solo un’invenzione di gruppi ultra-conservatori o pro-calligraphy interessati a crearsi un nemico comune. In realtà le cose non stanno così.
La teoria del manismo afferma che non esiste una mano ben definita (la destra) con cui scrivere, portare il cibo alla bocca, alzare un bastone, ecc. Le due mani sarebbero equivalenti e tutti dovrebbero poter decidere, fin dalla più tenera età, quale usare. È evidente come ciò contraddica la biologia, secondo cui è la destra la mano più forte e responsabile, mentre la sinistra è debole ed equivoca, sinistra appunto. E infatti, da che mondo è mondo, in qualsiasi società e cultura, i mancini costituiscono una frazione trascurabile della popolazione.
Al posto delle definizioni tradizionali di “destrimano” e “mancino” si è introdotto un nuovo concetto fluido, quello di handedness. Non solo gli individui possono decidere di usare la sinistra, se vogliono, ma la stessa idea di “mano preferenziale” viene a cadere: io potrei, in linea di principio, scrivere con la destra o mangiare con la sinistra, o addirittura fare le due cose con una mano a mia scelta, a seconda della situazione e dell’umore. È facile capire dove può portare questa perversione. Il venir meno di una distinzione chiara tra le due metà del corpo è solo il preludio di ben più gravi forme di ambiguità: fra un po’ nessuno potrà più imporre, ad esempio, di tenere la destra quando si guida. Per non parlare delle ricadute sulla sfera sessuale, che non è il caso di discutere in questa sede (ma si veda ad esempio [1], [2], [3]).
Il problema è che quest’ideologia sta entrando nelle scuole. Sì, anche qui da noi. Con la scusa di combattere il bullismo contro i mancini, si insinua l’idea che sia lecito scrivere con qualsiasi mano, anzi, che solo attraverso una presa di coscienza della propria identità i bambini possano essere felici — possano, ad esempio, acquisire una grafia compiuta e armoniosa. Poco importa che tutti i principi della calligrafia, occidentale ed orientale, dicano il contrario (provate ad usare una stilografica con la sinistra!). Poco importa che la tradizionale rieducazione abbia dato da sempre risultati eccellenti, sventando sul nascere tanti casi di mancinismo incipiente.
Oggi il mantra è che mancini si nasce, non si diventa, e che ciascuno deve potersi esprimere “liberamente”. Sono le stesse maestre a stimolare i bambini all’uso di entrambe le mani, mediante appositi “giochi” (promossi da una direttiva UE) il cui unico scopo è generare confusione nelle giovani menti. I bambini devono indicare, in una lista di attività (lavarsi i denti, abbottonarsi la giacca, allacciarsi le scarpe, calciare un pallone, ecc.), per quali preferiscono usare la destra e per quali la sinistra, con l’esplicita precisazione che “non esiste una risposta giusta” (sic). In un altro gioco, i bambini si stringono la mano prima con la destra, poi con la sinistra, e sono invitati a toccarsi le mani a vicenda, per vedere che non c’è alcuna differenza tra le due, ma che l’una è la copia speculare dell’altra. Un libro illustrato dal titolo Cino, il mancino campioncino parla di un giovane tennista, deriso dai suoi compagni perché tiene la racchetta con la sinistra, il quale proprio grazie a questa peculiarità riesce a eccellere nel campionato provinciale. «Un giorno giocherò a Wimbledon», dice il piccolo protagonista nell’ultima pagina, «e mostrerò che non importa quale mano usiamo, tutti possiamo essere campioni».
È chiaro come l’obiettivo dell’ideologia handedness non sia il riconoscimento dei diritti dei mancini, che anzi mai come oggi risultano tutelati e propagandati. Esistono forbici per mancini, auto con il cambio sul volante e concerti per la mano sinistra: è il punto di vista destrimano, semmai, ad essere in minoranza. No, l’obiettivo occulto è un altro, e rientra nel più ampio panorama del “transumanesimo”: l’idea che l’essere umano possa evolvere al di là dei suoi limiti fisici e mentali, va da sé, attraverso la tecnologia. Che si debba tendere a un ibrido uomo-macchina, programmabile e controllabile, asservito al pensiero unico dell’uguaglianza e della produttività. È questo che vogliamo per i nostri figli? Molti di voi staranno leggendo queste parole sullo schermo di un computer: come vedete, la trasformazione è già in atto. Davanti allo schermo c’è senz’altro una tastiera, strumento illusorio di interazione e di controllo, in realtà pallido surrogato della buona vecchia carta e penna. Fateci caso: sulla tastiera si scrive con entrambe le mani.
Genitori, è il momento di agire. Non abbiate paura di fare domande. Parlate con le maestre e informatevi sulle loro posizioni in merito all’ideologia handedness. Abbiate il coraggio di negare il vostro consenso a qualsiasi attività che, con la scusa di “educare al rispetto”, mira in realtà a riprogrammare i vostri figli. Non fatevi abbindolare se la maestra si mostra perplessa e dice che l’ideologia handedness non esiste, che non ha mai sentito questa parola. È quello che vogliono farvi credere.

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