Fotografia di Alan Kurdi, bambino

i

Vieni, hai la scarpa slacciata, infilati il maglione, farà freddo,

che cos’hai in tasca, dove l’hai raccolto, svuota, via, come ti senti,

guardami negli occhi, la mamma ti vuol bene, Galip, vieni anche tu,

la mamma vi vuol bene, papà è fiero di voi, solo un’ora di mare, di là conosceremo altri bambini, domani dormiremo

in un letto nuovo, l’Europa, il Canada, letti più grandi,

ma certo, un sorso d’acqua, bevi, attento a non bagnarti, sei già tutto sporco di sabbia, laviamo le manine,

così, perfetto, ora saliamo

.
ii

È permessa l’immagine.

È permesso vedere l’immagine. È permesso non vedere l’immagine. Dire di non aver visto. Di non aver potuto. Di non aver dovuto.

È permesso pubblicare l’immagine. È permesso oscurare l’immagine. Condividere. Dire mi piace. Dire non mi piace.

È permesso parlare di inquadrature. Di discrezione e riserbo. È permesso parlare di immagini.

È permesso rivedere l’immagine a mente. In altri vestitini così gettati. Nella riva più fortunata di un copriletto.

È permesso, davanti all’immagine, dire sì, ma. Rimanere coi piedi piantati nella sabbia. Non muovere un passo. Affondare.

È permesso dimenticare l’immagine. Chiudere gli occhi. Negare. Mentre ancora

quello che nell’immagine accade

(è accaduto, accadrà)

è permesso.

.
iii

Lo stato di salute o malattia della cosiddetta fede non è tale per cui

un padre costretto a portare a casa in braccio i tre quarti di quella che era la sua famiglia

un padre precedentemente costretto a portare via da casa per mano la stessa famiglia (moglie e due figli

di cui resta una foto scattata sulla poltrona dei giochi al centro esatto di un doppio largo sorriso

nonostante la bufera (in abiti non dissimili da quelli che avrebbero presto restituito)

contro l’onda montante della storia) all’ultima spiaggia

(egli stesso accusato di aver rovesciato la barca per)

un padre che ancora prega mentre seppellisce sé stesso assieme a

dicevo, lo stato di conservazione di questa inaspettatamente tenace

fede che intanto a Kobanî è sull’orlo di inghiottire sé stessa una volta per tutte

dicevo, non è tale per cui

requiem aeternam dona eis

dicevo

non lo so cosa stavo dicendo

Pubblicata su Smerilliana 19, The writer 2016.

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3 pensieri su “Fotografia di Alan Kurdi, bambino

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