Un tentativo di complicare ulteriormente la questione

Com’è possibile che legioni di atei si dicano disposti a rivedere la propria posizione se messi di fronte a una prova empirica, mentre schiere di credenti replicano in coro (con mitragliate d’organo in sottofondo) che prove ne esistono a bizzeffe? È possibile confondersi su che cos’è una prova? Prendere granchi di tali dimensioni? E chi è che prende un granchio, gli atei o i credenti?

nippogranchio
Tanaka-san, lei crede in Dio?

A è causato da B è causato da C; il mondo è appoggiato su una tartaruga gigante; a rose is a rose is a rose: qual è il punto del discorso? La rosa, la tartaruga, l’ABC? O piuttosto is, lo stare appoggiati, l’essere causato? Su che cosa dovremmo concentrarci? Per trovare la prova serve arrivare alla fantasmatica Z che chiude l’alfabeto? Chiedersi su che cosa è appoggiata a sua volta la tartaruga gigante (quanto tutti sanno che it’s turtles all the way down)? Ripetere ad infinitum l’über-sintattico verso di Gertrude Stein? Per contraddire la prova basta chiamare in causa il solito rasoio bilama? O è solo fatica sprecata, nell’uno e nell’altro caso?

ockham
Guglielmo, cos’è quel segno sullo zigomo? Ti sarai mica tagliato?

Per rimanere in tema di testuggini, avete letto What the tortoise said to Achilles? [Se l’avete/dopo averlo] letto, che cosa pensate di quello che ho scritto fin qui? Ho dimostrato qualcosa? Vi convince la dimostrazione? Vi convincerà, d’ora in avanti, una qualsiasi dimostrazione? Anche scientifica? Anche matematica? Se prima eravate disposti a tranciare a lamettate il confine tra fede e ragione, lo siete ancora? Siete proprio sicuri di non credere al teorema di Pitagora? E voi che invece non vi vergognate di usare questo verbo a ogni piè sospinto, credere, credete anche nelle fate? Qual è la differenza? Ripeto: magari il punto è che quando discutiamo di queste faccende (e ci piace farlo, ah se ci piace farlo) ci concentriamo sui sostantivi (rose, soggetto; fate, complemento oggetto) anziché sui verbi (credere, is)? Credere in senso assoluto; credere nel fatto di credere; ritenere che il principio che lega A a B e B a C sia effettivamente sostenuto da qualcosa (fosse pure una ciocca di Münchhausen): non è forse questa l’essenza della fede?

münchhausen
Oh, issa?

E allora, se siete atei, perché chiedete una prova (il cui onere, lo sappiamo, non spetta a voi)? Quale prova potrebbe convincervi? Per poter provare qualcosa non occorre prima di tutto credere nella possibilità di provarlo, che in questo specifico caso è precisamente ciò che si vorrebbe provare? E se siete credenti, qual è la prova che dite di avere? «Credo perché sento la Sua presenza nel mondo, nella storia, nello sguardo dei bambini, nel succo d’ananas» non è semplicemente dire «Credo quia credo»? «Sono ateo perché non esiste uno straccio di prova empirica ecc.» = «Sono ateo perché sono ateo»?
Tutti amici, dunque?

Il frate sulla vetrata è un’immagine di Moscarlop distribuita con licenza CC. Il nippogranchio e il barone a cavallo sono di pubblico dominio.

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2 pensieri su “Un tentativo di complicare ulteriormente la questione

  1. una questione molto privata. Il mio testo fondamentale è l’Etica di Spinoza. Con Pascal ho fatto una scommessa: credo di averla vinta, e ne sono felice. 😉 Grazie, Guido Q.

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