La ragazza dell’autista

Tutti conoscono la ragazza dell’autista.
Fino a notte fonda non scende dall’autobus. Se ne sta appoggiata al tramezzo di vetro, in silenzio, con la borsa a tracolla, a guardare il suo uomo mentre lavora. Lui non le chiede nulla e lei non risponde nulla. Ogni ora, puntualmente, timbra un nuovo biglietto nella macchinetta gialla e torna ad appoggiarsi al tramezzo. A volte tira fuori un libro dalla borsa e comincia a leggere a bassa voce. L’autista la ascolta senza voltarsi e senza far caso alle parole.
I bambini scrutano senza pudore quella strana ragazza dai capelli sottili. Lei se ne accorge e sorride. I bambini si attaccano a quel sorriso e al momento di scendere continuano a seguirlo con gli occhi, finché non scompare alla vista. L’autobus impiega venti minuti a percorrere tutta la linea. Alla fine del turno pomeridiano è già notte. Il lungo esercizio avanti e indietro trasforma il viaggio in un meccanismo: a quest’ora è l’autobus a guidare l’uomo, non viceversa. Il volante ruota a destra e a sinistra e le braccia dell’autista lo seguono un po’ in ritardo, soprappensiero. La ragazza batte un colpetto sulla spalla dell’autista e lui sussulta per lo sgomento. Finché non arriva l’ultimo capolinea e anche l’ultimo passeggero non scende sul marciapiede. Allora la ragazza apre lo sportello e va a sedersi sulle ginocchia dell’autista.
– Vuoi che ti riaccompagni a casa?
La ragazza scuote la testa. Ma l’autobus si è già rimesso in moto senza obbedire a nessuno.

– Mi ami? – chiede la donna voltandosi sul fianco, alla ricerca del braccio di lui.
– No, – risponde l’uomo.
– Ho freddo, vieni qui, per favore.
– Sono già qui, – risponde l’uomo.
Lei è la terza quest’anno. È carina ma pensa troppo. Si è già inventata diversi futuri. E non la smette di fissarlo.
– Non è con me che hai fatto l’amore, stanotte.
Perché vuol farsi del male?, si chiede lui.
Poco fa, mentre la stringeva a sé, ha rivisto per l’ennesima volta il momento dell’incidente. La Volvo grigia che esce in retromarcia dal parcheggio. Lui che inchioda, facendo sbalzare in avanti tutti i passeggeri. La ragazza dai capelli sottili che per un pelo non riesce ad aggrapparsi alla maniglia. La sbarra del tramezzo di vetro sul suo percorso.
Sul pavimento dell’autobus la ragazza era diventata un oggetto, non più viva dei libri e delle penne che nell’urto erano volati fuori dalla borsa dopo l’urto. Nella paralisi che lo teneva incollato al sedile di guida, l’uomo aveva avuto tutto il tempo di osservarla. La ragazza si era truccata con cura. Il colore che le si sparpagliava attorno alla testa si intonava con quello della maglietta. Una bellezza insopportabile. Solo più tardi, ripensando alla scena, l’uomo aveva svuotato il proprio stomaco sul pavimento del pronto soccorso.
– Non è con me che hai fatto l’amore, stanotte.
La donna ha tirato a sé con decisione il braccio sinistro dell’uomo e se l’è passato sotto il collo.
– Io faccio l’amore soltanto con la mia ragazza – dice lui.
– Io sono la tua ragazza.
La donna chiude istintivamente gli occhi. Il suo viso sembra sul punto di andare in pezzi. Domani la aiuterò a ricostruirlo, pensa l’uomo. Guarda il soffitto e sente il braccio sinistro riempirglisi di minuscoli spilli.

2005.

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