La festa delle settimane

Il mercoledì sono annodato come un cappio
Il giovedì mi fa male ogni dettaglio
che quel tordo sia appollaiato
proprio ora, proprio su quel palo
Il venerdì mi raccolgo sul palmo
soffio via la polvere e mi guardo
Il sabato mi svuoto gli occhi col cucchiaio
La domenica mi piego in penultimo banco
sotto un immenso indice puntato
Il lunedì sono sono di nuovo un foglio bianco
Il martedì stacco un brano di mondo e mi sfamo
E il mercoledì lavoro,
e il giovedì lavoro,
e il venerdì lavoro,
anche il sabato lavoro,
la domenica dormo,
e il lunedì lavoro,
e il martedì lavoro,
e

Immagine: Max Ernst, L’Europa dopo la pioggia II (particolare).

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