L’Evento, prima parte

Secondo alcuni[1] [2], il gruppo Bilderberg, oltre ad aver progettato e realizzato l’Evento, si è occupato anche di elaborare e diffondere molte delle più note teorie di complotto sull’Evento stesso, volutamente strampalate e autocontradditorie, allo scopo di mettere in ridicolo qualsiasi versione non ufficiale dei fatti. Una fronda di questo movimento[quale?] si spinge ad affermare che un buco nero di quarantadue giorni nella memoria collettiva è solo un primo esperimento all’interno di un progetto più vasto con cui testare l’efficacia memetica delle “teorie di complotto al quadrato”, in vista di un loro futuro utilizzo politico e/o commerciale[vago – dubbio].

liberamente tradotto da http:/en.wikipedia.org/The_Event_(worldwide_phenomenon)/#Conspiracy_Theories

[1] Non-non-ufficialists to the rescue, BBC online, 1/4/2027
[2] Paul Hyperactive, Conspiracy, Squared, Amazon.You 2028

Latte?
No grazie.
Non posso biasimarla. È robaccia in polvere. Non so neanch’io perché mi ostini a berla.

La stanza sembra uno studio sul tema quanta roba è possibile stipare in otto metri cubi facendo in modo che rimanga abbastanza ossigeno per due persone. Ci saranno centomila tazzine, non scherzo, appoggiate su qualsiasi superficie orizzontale, e un dito di latte in ognuna. Potrebbe almeno degnarsi di finirlo, dico io. Alle spalle del tipo è appesa una di quelle finestre digitali che pubblicizzano adesso. Un paesaggio marino che forse da qualche parte esiste veramente. E se muovi lo sguardo l’immagine ti segue, non so se mi spiego. Ho passato dieci minuti a muovere la testa avanti e indietro per godermi l’effetto, prima che il ciccione si decidesse a parlare.
Il ciccione?
Peserà duecento chili, non scherzo.
Mi immaginavo un tipo smilzo. Ascetico.
Quello lì è ascetico come mio nonno. È tutta fuffa. Il nome Kheops, la sciarada per darti l’indirizzo, il cunicolo che devi percorrere per arrivare alla stanza… e devi percorrerlo accucciato, gattonando come un bambino di tre anni, perché in questo modo il tuo spirito si predispone all’umiltà, all’accettazione e palle varie. Un gran cazzaro, fidati.
Ci sei stato tre volte.
Perché il cazzaro è simpatico, a suo modo.
Quando si decide a parlare.
Quando si decide a parlare.

Si avvicini, per favore.

Di più.

Ho detto di più.
Mi scusi, non…
Così va bene. No, non distolga lo sguardo. Continui a guardarmi negli occhi.

È per ricordarmi la sua faccia. Non sono un buon fisionomista.

La sua faccia è importante.

Mi lasci indovinare. Lei non avrebbe voluto venire qui.

Perché dovrei andarci?
Perché ti farebbe bene.
Io non sono come te. Io l’Evento l’ho subito.
Tutti l’abbiamo subito, caro.
Oh, pardon. Pensavo che ti fossi consolato abbastanza portandoti a letto quella tipa… come si chiamava?
Maggie.
…portandoti a letto Maggie con la scusa che in realtà eravate già andati a letto assieme e l’avevate soltanto dimenticato…
Megan, non Maggie. Gran figa.
Mi domando come hai fatto.
L’ho baciata. Così, sui due piedi, senza farmi tante paranoie.
Questo l’ho capito. Come hai fatto a non… Insomma, ti risvegli alle quattro di notte sdraiato sul prato del Millennium Park accanto a una tipa che neanche conosci, non sai come diavolo sei finito lì, la città è completamente al buio, non sai che giorno è, non ricordi niente e guarda un po’, anche la tipa non ricorda niente, siete entrambi nella stessa situazione, rincoglioniti e con un mal di testa infernale e insomma, la prima cosa che pensi è di portartela a letto? E lei ci sta?
Sembra la descrizione di un qualsiasi sabato sera.
Ecco, appunto.
Senti, lo so che ti piace piagnucolare, ma stavolta non è proprio il caso. D’accordo, mi sono scopato Maggie…
Megan.
…Megan, ma ciò non toglie che sia stato semplicemente un… un riflesso involontario, diciamo. Ero stordito, va bene. Ero anche impaurito e angosciato, se proprio vuoi saperlo. Tutti lo eravamo. E la mia prima risposta è stata rifugiarmi in ciò che conoscevo. Nell’unica cosa che neppure l’Evento poteva aver distorto.

E poi non l’ho ingnnata. Era fortemente probabile che me la fossi già portata a letto.

Cosa intende dire?
Non è venuto di sua spontanea volontà. Ce l’ha mandata sua moglie. O un amico.

Sbaglio, forse?
In effetti è stato un amico a consigliarmi che forse, parlando con lei…
Ha visto?
Ma questo non significa che…
Le ho appena letto il passato. Come vede, abbiamo già cominciato con la seduta. Un ottimo inizio, direi. Ah ah ah.

La spavento, per caso?
No, io…
Non si lasci spaventare da un gesto così piccolo. Sto solo tentando di metterla a suo agio. Se potesse, lo so, infilerebbe il condotto da cui è venuto e taglierebbe la corda al più presto. Andrebbe di corsa dal suo amico a dirgliene quattro. Lo vedo: è spaventato come un pulcino, povero piccolo.
Mi scusi, ma come si…
Più che spaventato, direi imbarazzato. In questo momento si sente… nudo, giusto? È una brutta sensazione, lo so bene. Magari deciderà veramente di andarsene, come posso saperlo? Io non leggo il futuro. Leggo il passato.

Peccato che non ci siano vie di fuga. Si metta il cuore in pace. Arrivando, ha provato a dare un’occhiata alle pareti? Le pareti del condotto, intendo. Com’erano?

Risponda, per piacere.
Erano… bianche.
Esatto. E poi?
Di metallo.
Lega a memoria di forma. Un sistema semplice ed efficace. Il condotto, o cunicolo, se preferisce chiamarlo, è a senso unico. Provi a varcare di nuovo quella soglia. Si accorgerà che le pareti non sono esattamente come le aveva lasciate. Può anche infilarsi e percorrerlo fino in fondo… troverà uno sportello, e dietro quello sportello, cucù, ci sarò io.

Non dico che è impossibile uscire, perché in effetti non lo è. Dico solo che è molto improbabile. Se lei è qui, ora, lo deve al suo passato. L’amico che le ha fatto il mio nome è stato solo un tassello accidentale di un sistema complesso che ha voluto che lei arrivasse proprio oggi in questa stanza per parlare con me. Non è rifacendo il percorso a ritroso che eviterà questa conversazione. Noi siamo qui per ricostruire il sistema complesso. Per mettere a posto tutti i tasselli. Per guadare il fiume di merda. Non sia schizzinoso. Se la cosa disgusta lei, immagini me. Ma non ci sono alternative. Vedrà, sarà più facile di quel che crede.

Ora può muovere la testa, se vuole.

E poi?
Poi ti farà tutta una menata sul sistema pneumatico del cunicolo e sul fatto che devi cercarti da solo un’altra uscita, perché non puoi tornare da dove sei venuto…
Ma hai il permesso di raccontarmele, queste cose?
Perché no?
Pensavo ci fosse… che ne so, un vincolo di segretezza. Per non rovinare l’esperienza ai nuovi adepti.
Ma quali adepti. Ma quale esperienza. Io ci sono entrato e ci sono uscito. Tre volte.
Passando dal cunicolo?
No, sono uscito da un’altra parte.
Quindi ha ragione lui.
Ha un’ossessione per i tubi, quell’uomo. Anche il latte gli arriva attraverso un tubicino. Sono sicuro che dall’altra parte c’è una puttana cinese che pazientemente glielo scalda e glielo versa goccia a goccia. È una cosa da malati, se ci pensi, ma tant’è.
Dall’altra parte?
Ci sarà pure un’altra stanza dietro il muro, no? L’illusione di trovarsi nelle viscere della terra è… un’illusione, appunto. Se tanto mi da tanto, sfondi la paretina e ti ritrovi sulla strada. L’insonorizzazione è quasi perfetta, ma una volta ho avuto l’impressione di sentire un clacson. Sembrava molto vicino.
E lui non esce mai?
Certo che esce. Ti pare che rimanga murato vivo dentro il suo sarcofago? Alle due del mattino stacca, prende la sua valigetta, si gratta le chiappone e torna a casa. È un uomo anche lui.
Ma per sei ore filate rimane immobile là sotto.
Credo proprio di sì.
Chiuso in una stanza di quattro metri quadri.
Che vuoi che ti dica? È un ciarlatano fatto e vestito, come tutti, ma almeno prende sul serio quello che fa. Non so se mi spiego. Tutti sono capaci di leggerti il passato sulla mano o nelle carte, magari inventandosi un proprio stile, una ricetta personale con cui propinarti la stessa paccottiglia Newest Age. Solo Kheops ha però le palle di farlo stando tutta la notte in un buco senza finestre e bevendo soltanto un po’ di latte, latte schifoso, a quanto dice. E se ne compiace, addirittura. E il bello è che tutto questo non sembra parte della messinscena. Niente affatto. La sensazione è che faccia così perché non può fare altro.
Un pazzo.
Senza dubbio.
Mi vien voglia di conoscerlo.
È pur sempre una grossa nutria incastrata nel suo buco.

Ma una nutria con il suo perché.

L’amico l’ha mandata qui per aiutarla a ricordare l’Evento?

Senta, Jimmy, non ho voglia di ripetere due volte ogni domanda. Se non le va di rispondere me lo dica subito, così mi risparmio la fatica.
Non mi chiamo Jimmy.
Me ne frego di come si chiama. Il suo nome è irrilevante. Le ricordo che non sono io che vado in cerca di informazioni, ma lei. Sa che le dico? Mi sono rotto le palle di tentare di metterla a suo agio. Faccia un po’ come crede. Le avviso che la mia tariffa è di una sterlina al minuto.


Non mi aspettavo una simile maleducazione.
Oh, il signorino ha aperto bocca.
Non vedo perché debba trattarmi così male. Lo sa anche lei che queste faccende sono… delicate.
Cosa dovrei sapere, io?
Non è un esperto dell’Evento? Non ha ogni giorno una fila di gente che viene a chiederle di ricordare quel che è successo? E tratta tutti così?
Io tratto ciascuno come merita. E non sono un esperto di niente. Me ne sto tranquillo nel mio ipogeo senza rompere le palle a nessuno. Se qualcuno vuol venire a trovarmi, ben venga, ma non sono io a chiederlo. Ho sempre vissuto così, anche prima dell’Evento. Le dirò una cosa: non me ne frega niente dell’Evento in sé. Ha capito bene, l’Evento è solo uno specchietto per le allodole. E se lei ricordasse quel che ricordo io, la penserebbe allo stesso modo. La gente ha bisogno di aiuto e io cerco di darglielo, punto. Ma alcuni non chiedono aiuto. Chiedono pianti e pacche sulle spalle e povero caro, sei proprio sfortunato. I mediotristi, li chiamo io. Paradossalmente, sono quelli che hanno più bisogno di aiuto, ma cosa posso farci?  Commiserarli?

La commiserazione uccide. Più di qualsiasi Evento. È la vittima stessa della commiserazione che ti mette in mano il coltello e ti dice trafiggimi. Il problema è che il coltello ha un’altra lama al posto del manico, e così mentre tu trafiggi lui, lui trafigge te. E come se non bastasse, entrambi pensate di fare il bene dell’altro.
Complimenti per la similitudine.
Non mi chieda commiserazione, amico.
Che cosa le fa pensare che io…
Certo, certo.
È… è una questione diversa. Comincio a capire il suo gioco. Altro che mettermi a mio agio, lei sta cercando di tirarmi a cimento. Mi provoca. Vuole spingermi fin sull’orlo di… di qualcosa, e poi lasciarmi lì a penzolare. È uno stratagemma. Può darsi anche che funzioni, non lo so.
Ah ah ah.

Mi dica, cosa dovrei fare, a questo punto? Schioccare le dita e dire lei è proprio scaltro, Jimmy, mi ha colto in castagna?
Non mi chiamo Jimmy.
Alzare le sopracciglia e prendere appunti in silenzio?
Ha capito che cosa intendo.
Mi scusi un secondo.
Prego.
Slurp.

Fa proprio schifo.

Il latte, intendo, non lei. Lei è impagabile. Davvero. Uno stratagemma, dice. Se è così che vuole chiamarlo, ebbene sì, è tutto un fottuto stratagemma. Che bella parola. Ora possiamo finalmente cominciare.
Cominciare?
Il suo passato è pronto, caro il mio non-mi-chiamo-Jimmy. Pronto da leggere, intendo. Proiettato a settantadue pollici in ultra HD di fronte al mio naso. Mi è servito un po’ di tempo per metterlo a fuoco, ma ora vedo tutto, ogni minimo dettaglio. Le avevo detto che non sarebbe stato difficile? Le chiedo di nuovo: da dove vuole cominciare?

Dall’Evento, giusto?

1 di 3. Leggi anche la seconda e la  terza parte.

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