Primo febbraio duemiladodici

Alcune delle cose che ci ha insegnato Wisława:
che la poesia è pregnanza ed esattezza; tutto il resto conta poco;
che la strofa dev’essere il percorso più interessante fra due punti;
che sfoggiare di saper scrivere è altra cosa dal saper scrivere;
che un poeta può sorridere senza doversene vergognare;
che può ancora parlare di amore, di verità, di morte, di meraviglia – è pericoloso, ma che tristezza non farlo;
che il fatto che la poesia piaccia a pochi non è una scusa per fare cattiva poesia;
che banali sono le parole, se scelte con poca cura, non certo le cose;
che ogni cosa va presa abbastanza sul serio e non troppo sul serio;
che è sempre infinita la misura di ciò che non sappiamo;
che nulla ancora è stato scritto e rimane un sacco di lavoro da fare.

Arrivederci e grazie, maestra gentile.

Wisława SzymborskaFoto di Mariusz Kubik.

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