Non tutte le famiglie felici si assomigliano

tutti i venerdì dal due settembre duemilaundici al ventisette luglio duemiladodici durante l’orario di apertura del ristorante potrai gustare le nostre polpette dieci pezzi con purea di patate salsa e marmellata di mirtilli rossi a solo un euro e novantacinque prezzo normale tre euro e novantanove con uno sconto del cinquantun percento

Quando il gran giorno?
Come dice?
Mi scusi. Non ho potuto fare a meno di notarlo.
Ah, questo.
Non volevo disturbarla. Mi sembrava che stesse guardando nella mia direzione, e allora…
Non si preoccupi. È un anello qualsiasi, niente di particolare.
È splendido, invece.
Grazie.
Il suo fidanzato è quello laggiù?
Sì. Ci sposiamo a settembre.
Congratulazioni. Fa sempre piacere sentire che qualcuno si sposa.
Be’…
Mi scusi se l’ho importunata.
Si figuri.
Lo vede quell’uomo, in coda, accanto al suo fidanzato? È mio marito. Siamo sposati da due anni.
Ah, però.
È stata un’impresa. Ma ce l’abbiamo fatta, almeno per il momento. Capisce quello che voglio dire, vero? Non si possono mai tirare i remi in barca.
È vero.
E non parlo semplicemente dei soldi. Certo, l’aspetto economico ha la sua importanza. Ma non è tutto. Se ne accorgerà anche lei.
Immagino.
Esistono anche altri aspetti.
Infatti.
Però non possiamo lamentarci, cosa dice? Vedo che avete fatto spese…
Oh, sì. Qualche sciocchezza. Due mensole e un appendiabiti. E qualche attrezzo per la cucina.
Si finisce sempre per prendere qualcosa in più del previsto.
Già.
Come si fa a resistere? E comunque anche i maschietti si divertono, per quanto dicano. Se non altro, arrivati a casa possono prendersi il gusto di montare il tutto.
Un piccolo piacere.
Finché ci sono delle semplici istruzioni da seguire, non hanno problemi.
Eh eh.
Eh eh. Non so se capisce che cosa intendo.

offerta della settimana prorogata fino all’otto gennaio salmone affumicato cinquecento grammi euro nove e novantanove anziché euro quattordici e ventinove sconto del trenta percento

E voi, non avete comprato nulla?
Oh, noi no.

piumini letti comodini fodere poster casalinghi…

Eccoli. Caro, da questa parte. Alla buon’ora! Sto scherzando, non te la prendere. Siediti qui. Caro, ti presento…
Piacere.
Piacere.
Abbiamo cominciato a chiacchierare mentre vi aspettavamo. Una ragazza carinissima. Hai visto l’anello? Si sposano a settembre.
Complimenti.
Grazie.
To’, guarda. Lo stesso menu. Anche voi avete ottimi gusti, a quanto pare.
Caro, non essere invadente.
E che cosa ho detto?
Abbiate pazienza, non sa tenere la bocca chiusa.
Nessun problema.
Buon appetito.
A voi.
Non sono stato invadente. Ho soltanto detto che…
E insomma, avete comprato casa?
Oh no, non ancora. Staremo in affitto. Michela ha il suo lavoro, io sto cercando un nuovo contrat…
Quanti anni avete? Scusate se sono indiscreta.
Ventotto.
Ventisei.
È dura. Specialmente in questo periodo.
Non ascoltatela, è la solita pessimista.
Sono semplicemente realista. Due ragazzi di ventisei e ventotto anni che vogliono mettere su casa…
Non dico che sia facile. Ma si può fare.
Fa’ attenzione. Ti sta colando la salsa sul polsino.

pasta da agricoltura biologica un euro e novantanove maxi hotdog un euro e trenta

Il trucco è pensare out of the box. Una volta era sufficiente avere un progetto. Adesso non basta più.
Ecco che comincia con le sue teorie.
È come con i mobili. Che cosa avete comprato? Uno stendibiancheria. Scommetto che non vedete l’ora di tornare a casa, aprire la scatola, prendere il foglietto di istruzioni…
Che cosa si diceva? Il foglietto di istruzioni.
Eh eh.
Come dici?
Niente, lascia perdere. Discorsi fra donne.
L’errore è tutto lì, nel foglietto di istruzioni. È proprio questo che vogliono convincervi a fare: seguire le istruzioni una dopo l’altra. Una serie di semplici passi, a b c, al termine della quale raggiungerete la felicità. Un percorso obbligato. E vi fanno credere che sia la vostra felicità, quella che vi aspetta: una felicità fatta apposta per voi, né troppo grande né troppo piccola, quanto basta perché la vita sia finalmente piena. In fondo siete stati voi stessi a costruirla, a colpi di martello e di avvitatore. Felicità in scatola. Un meccanismo collaudato.
Mi dispiace, temo di non seguirla.
Oh, lo lasci perdere, straparla. Caro, dacci un taglio. Mangia il tuo panino e lascia in pace i signori.
No, no, la prego, è un discorso interessante.
Andrea…
Tesoro, è tutto ok. Il signore parlava di felicità in scatola.
Esattamente.
Felicità da costruire. Seguendo le istruzioni allegate.
Diploma, laurea, lavoro, contratto a tempo indeterminato, mutuo, matrimonio, figli, eccetera.
Felicità che altri hanno preparato per noi. Che è nostra solo per finta.
Proprio così.
Ho già sentito questo discorso. Giusto per curiosità… quando parla di altri, chi intende esattamente?

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Lei pensa che io sia pazzo, vero?
Tutto il contrario. Cerco solo di capire.
Evidentemente è felice di pensare inside the box. Ama la sua scatola. Vedo come tiene la mano sul carrello, anche mentre mangia. Ha paura che qualcuno possa portarglielo via. La roba che ha comprato a caro prezzo, nonostante gli sconti. Ha paura che le mie parole possano rovesciare tutto. Ma io non sono un anarchico. Non sono un comunista. Io voglio solo aiutarla.
Caro, per favore. Puoi farla finita?
E di che ti preoccupi? Il signor Andrea, qui, è una persona intelligente. L’ho capito subito. Uno di cui ci si può fidare. Non per niente ha scelto il nostro stesso menu!
Intelligente, ma attaccato alle proprie felicità preconfezionate.
Andrea!
Ah ah. Ha fatto la battuta. Ventotto anni, ha detto? È bello incontrare gente ancora vispa alla sua età. Non del tutto addormentata, almeno. Ah ah. Non se la prenda. Guardi, le rivelo un segreto.
Ti prego, caro, non è il caso.
A loro possiamo dirlo. Sono bravi ragazzi. Sono ancora agli inizi. Guardano verso il futuro. È probabile che riescano ancora a vederci qualcosa, strizzando gli occhi. Capiranno. Magari, chissà, potrebbero prendere spunto da noi.
Di che segreto si tratta?
Andrea, perché non finisci il tuo panino? Si sta facendo tardi. Non per mancare di rispetto ai signori, ma io dovrei anche fare un salto alla toi…
Solo un secondo. Non ti interessa conoscere il loro segreto?
Non c’è nessun segreto, in realtà…
Eccome se c’è.
Io non so perché devi sempre tirar fuori questa storia. Sei patetico, quando fai così. Tutti questi discorsi dentro e fuori la scatola… come se il tuo cosiddetto segreto fosse molto diverso da un qualsiasi altro manuale di istruzioni. Come se fossi un grand’uomo. Ma tanto lo so che non puoi fare a meno di dirlo. Ti giustifica. Ti fa sentire importante.
Noi viviamo qui.
Come ha detto, scusi?
Ha presente la zona esposizioni? Il terzo stand da sinistra, dove c’è quel salotto diciamo minimalista, la camera in tinta pastello? Abitiamo lì.

troverai tutto quello che ti serve dalle cassettiere ai guardaroba dai comodini ai materassi a prezzi che ti faranno dormire sonni tranquilli e in più con il nostro planner interattivo puoi progettare da solo il tuo ambiente personalizzato che cosa aspetti guarda le soluzioni che abbiamo pensato per te

Voi vivete in un centro commerciale?
Te l’ho detto che non fa propriamente una buona impressione.
Ma come riuscite a…?
È un po’ scomodo, in effetti. Non possiamo togliere le etichette dai mobili. Non possiamo neppure decidere come disporre gli accessori, dobbiamo accontentarci di quel che capita. E gli spazi sono più stretti di quanto potrebbe sembrare. Tutto quel viavai…
Ma avete idea dei vantaggi? Esistenziali, prima ancora che economici. Questo significa pensare…
out of the box. Penso che i signori abbiano afferrato il concetto.
E quindi… pranzate tutti i giorni qui al fast food?
Ci tocca. Gli elettrodomestici della cucina non sono collegati alla rete. Non possiamo accendere i fornelli.
Per la maggior parte del tempo ci dissimuliamo fra gli altri clienti. Sono convinto che i commessi ci abbiano individuato da un pezzo. Ma c’è un certo modo, quasi un’arte, direi, di passare inosservati anche quando è chiaro a tutti che…
Quando arriva l’orario di chiusura, mi costringe a nascondermi dietro una paretina, o dentro il guardaroba.

con la nuova serie di armadi trasparenti i tuoi sogni hanno tutto il posto che meritano

Un piccolo sacrificio per un grande beneficio.
Mi sembra che ora la salsa stia colando sul suo polsino…

qualità al miglior prezzo

Felicità già montata e pronta per l’uso. Senza istruzioni da seguire. Capisce, ora?
Io… veramente, non lo so. Forse hai ragione tu, Michela, si sta facendo tardi.
Scusate. Vi abbiamo fatto perdere tempo con tutte queste chiacchiere.
Non volevamo dire questo.
Non preoccupatevi. Vi capiamo benissimo. Vero, cara?
Perché lo chiedi a me? Hai parlato solo tu.
Sempre un tesoro, la mia mogliettina.
Posso darle un consiglio, Michela? Non le dispiace se la chiamo per nome, vero?
Assolutamente.
Se lo tenga stretto, il suo futuro marito. E ricordi quel che le ho detto prima: non si possono mai tirare i remi in barca.
Io… non so che cosa…
Oh, non dica nulla. Tornate a trovarci, piuttosto, se vi capita di passare da queste parti.
La porta è sempre aperta. Sette giorni su sette, dalle dieci alle venti. Facciamo orario continuato.
E tanti auguri ancora!

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6 pensieri riguardo “Non tutte le famiglie felici si assomigliano

  1. Ti chiedo scusa se commento poco il tuo blog. So quanto può essere importante per chi scrive avere feedback da parte dei lettori e questa volta voglio farmi perdonare scrivendoti che questo raccontino mi è piaciuto moltissimo e mi ha comunicato molte cose, alcune delle quali probabilmente non previste da te. Questo è il bello di ogni forma artistica: lo scatenare emozioni e riflessioni anche al di là di quello che gli autori volevano esprimere.

    1. Grazie, Marco, mi fai felice! Non preoccuparti: sei uno dei miei commentatori più assidui. Mi resta la curiosità di sapere che cosa ti ha comunicato il raccontino… l’ho scritto con un tono volutamente qualunquista, lasciando parlare i personaggi, e non so dire quale voce alla fine mi convinca di più. Forse tu puoi aiutarmi… 🙂

      A presto,
      G

      1. Tu conosci la mia gigantesca pigrizia e la mia volontà di non comunicare ogni mio pensiero, anche perché non è necessariamente accomodante nei confronti degli altri…
        In modo sintetico e parziale, ti posso dire che mi hai fatto riflettere sul conformismo inevitabile a cui siamo spinti dai modelli culturali in cui siamo immersi, al punto che la nostra stessa personalità secondo me è plasmata a partire da questi modelli. Insomma, il nostro libero arbitrio sarebbe molto limitato.
        A livello stilistico, leggendonti mi è venuto in mente non per la prima volta un parallelismo con le “piccole cose di pessimo gusto” del tuo illustre omonimo Gozzano.
        I personaggi mi sembrano tutti mostruosi, io direi che a differenza tua non saprei dire quale voce alla fine mi convinca di meno. Soprattutto, la possibilità di ritrovare in me le stesse voci mi inorridisce un po’, eppure fatalmente so che ci sono.
        Altri appunti mentali che mi sono preso riguardano la scelta significativa di ambientare queste “voci (non) dialoganti” in un non luogo come un punto vendita della nota e popolarissima catena di arredamento svedese. Innanzitutto, so che anche tu ed Ele recentemente vi siete assoggettati al rito della sua frequentazione, che sembra essere ormai un passaggio obbligato di ogni giovane coppia (anche qui ritorna il discorso del conformismo inevitabile), ma in modo più generale mi è tornata in mente una suggestione datami dal mio professore di antropologia politico-culturale, secondo cui i due pilastri della vita sociale di villaggio, il tempio e il granaio, convivono oggi nella forma del tempio del consumo, il centro commerciale. Quindi, secondo me, i due personaggi che vivono all’interno del centro in realtà non stanno pensando “out of the box”, ma più “in the box” del normale.
        Come vedi, quindi, mi hai comunicato tante cose, o forse sono io che mi sto chiarificando molti pensieri utilizzando il tuo racconto come catalizzatore. In effetti, non credo che tu volessi dire queste cose, ma va benissimo così.

  2. Caro Marco, grazie del contributo. È proprio questo ciò di cui un autore ha bisogno: conoscere quali pensieri ha suscitato nella mente del lettore, per capire se il lavoro ha funzionato oppure no.
    A dire il vero, non ho scritto questo pezzo con l’intento di trasmettere un messaggio, bensì di descrivere una situazione. Per questo ho lasciato che i personaggi si arrangiassero, che sproloquiassero pure. Nessuno di loro è il mio portavoce. Le idee che tu hai colto erano comunque implicite nel testo (e anche nella mia testa, nel senso che non avrei saputo formularle così bene in astratto: sensazioni in cerca d’interprete).
    Quello che tu scrivi è in un certo senso il negativo del mio pensiero. Gli elementi ci sono tutti (il peso dei modelli culturali, l’identificazione fra tempio e granaio), ma è diverso lo stato d’animo con cui li contemplo. Il racconto *non* vuol essere una mera deplorazione del consumismo in generale e della «Catena di Arredamento Svedese» in particolare: primo perché il tema è usuratissimo, secondo perché se così fosse non sarei onesto. (Io alla CdAS ci vado più che volentieri: non ho certo voglia di sputare sul piatto dove mangio. Semplicemente, mi prendo un po’ in giro da solo.) Nella critica doverosa al consumismo mi capita spesso di percepire un astio nei confronti di certi simboli (prodotti, case e marchi) che in realtà funge da scusa per non affrontare il peso ben maggiore di un’*autocritica*. E l’ironia è tagliente, cattiva. Al contrario, io ho voluto tentare un’ironia delicata, e distribuirla di qua e di là della barricata.
    Penso che questo disgustoso presente diventerà un nostalgico passato, non appena sarà… passato, appunto. Mi prendo il lusso di provare fin d’ora un po’ di nostalgia per le cose che vivo. Verrà il giorno, ne sono certo, in cui diremo ai nostri nipoti “eh, ai miei tempi c’erano quei bei centri commerciali dove la gente si ritrovava il sabato e la domenica per comprare qualcosa e magari fare uno spuntino… e poi tornavamo a casa e i mobili ce li montavamo da soli, con chiodi e martello! Altro che voi altri… Voi giovani proprio non avete idea…”

    Grazie ancora, e al prossimo racconto (che tra parentesi è già in cantiere).

    G

    1. Guido, so che tu hai sempre affermato che i racconti che scrivi non ti lasciano soddisfatto come le poesie che componi.

      …però io insisto, mi piacciono moltissimo i tuoi racconti surreali..
      Complimenti e grazie!

      1. Grazie mille, Luca!

        Ho l’impressione che i racconti abbiano ancora molti limiti formali (anche le poesie, ma meno) e che per lo più si tratti di esercizi… ma mi ci sto esercitando, appunto! E l’incoraggiamento dei lettori è fondamentale.

        Ne arriveranno ancora. Pazienta fiducioso! 🙂

        G

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