La camera

L’insoluto rimane sul fondo
dove lo porta il peso.
Quattro pareti su altrettanti lati
e puoi dipingerle di azzurro e farne un cielo
silente che non offra e che non chieda.
Certo s’apre una finestra a settentrione
da cui intuire il pendolo dei soli
senza fine e gli animali dell’esterno
nella carezza del crepuscolo
mentre scendono indistinti il dorso del versante
fino a valle. Ma anche il tempo resta fuori.
Scosta pure l’orlo delle tende.
Anni possono trascorrere
quasi senza pensare. L’insoluto
è un bozzo circospetto sul tappeto.
Ma è tuo lo spazio chiuso
dove fosti bambino e sarai vecchio.
Sei solo bordo interno. E non c’è porta.

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