Appunti per un autoritratto diacronico

L’anno della nascita. L’anno del morbillo. L’anno del trasloco a Villotta, ultimo anno dei nonricordi. L’anno in cui sono diventato fratello.
L’anno della neve. L’anno che ho recitato la parte del mondo alla scuola materna. L’anno della polmonite, della prima elementare, della sorellina. L’anno degli incubi. L’anno dimenticato. L’anno dei mondiali di calcio. L’anno dei videogiochi e della casa nuova. L’anno della fine dell’infanzia, delle scuole a Pordenone.
E allora, l’anno della preghiera e del disagio. L’anno dell’insicurezza. L’anno del passaggio e del primo amore. L’anno entusiasta della gita a Firenze. L’anno in cui ho letto Tonio Kröger. L’anno dei baci. L’anno dell’intelletto e della grammatica giapponese. L’annus mirabilis dall’infinita primavera, vita piena, anno del distacco, anno di Trieste.
E poi l’anno dello studio, e non solo. L’anno degli haiku, del coro, dei Beatles. L’anno ricco dell’America e dell’astrofisica. L’anno solitario delle poesie. L’anno della fine delle certezze, della laurea: l’anno, soprattutto, di Eleonora.
E ancora l’anno del dottorando. L’anno del vuoto e della ragazza che chiede Dio. L’anno del viaggio in Giappone.
E infine, l’anno strano dell’attesa, del bivio e dell’appartamento nuovo. E quest’ultimo anno di fiducia e di consapevolezza del tempo.
E fra poco, l’anno prossimo.

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