Superare il confine

Accettare
nel mezzo di un discorso sulla poesia
– l’una e trenta, fame, la lotta fra attenzione
e fantasia – che una mosca
concluda il disegno aleatorio
del suo volo sul mio ginocchio, e di proposito
non scacciarla…

O mosca,
mosca che non amo e che hai diviso
con me un evento
senza memoria, mosca capace di essere creatura
e non saperlo – imparare da te,
dal tuo apparire, dal mio non gesto,
un segreto essenziale
che non so dire,

mosca come me senza voce,
sola,
semplice mosca.

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4 pensieri riguardo “Superare il confine

  1. indipendentemente dal valore poetico, e’ il contenuto della seconda meta’ che mi ha colpito, sottile come una lama, imprendibile, infondato, senza voce, indicibile e quindi ineffabile anche nell’altra accezione. C’e’.
    Ma essere e’ sapere di essere, anche la mosca a suo modo sa.
    Come gli haiku, sempre li’ si finisce..
    bella

  2. Spero che tu non ti offenda se scrivo che mi pare una poesia costruita attorno a un evento insignificante in mezzo a un evento più significativo ma solo evocato, il discorso sulla poesia. Quindi sembra come un’immagine in negativo, riempi il vuoto e svuoti il pieno.
    Noto anche che gli insetti ricorrono spesso nella tua poesia, sempre nelle vesti di piccole vite poco significative alle quali fai o potresti fare violenza, in questo caso decidi di non scacciare la mosca, ma lo scrivi come per denotare un’eccezione alla regola.
    Non so cosa pensare di questa poesia, mi trasmette un senso di nulla (che non lo stesso che dire che non mi trasmette nulla) e non riesco proprio a trovare un nesso con il titolo.

    1. Non mi offendo, ci mancherebbe! Anzi, ti ringrazio. Il mio intento non era esattamente quello di creare un’immagine in negativo, ma di rovesciare i ruoli e di rivelare il significato dell’insignificante. Quella mosca e il suo volo mi sono parsi d’un tratto più importanti di tutti i discorsi umani. Ma la poesia è imperfetta e non rende bene l’idea. Il “confine” del titolo, però, è motivato: è l’intervallo tra la mia esistenza e quella della mosca, la distanza che normalmente spinge ciascuno dei due a considerare l’altro insignificante.

      G

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