Un giallo di fine estate

«Adami riappese la cornetta. In un angolo del suo campo visivo, Comelli lo fissava inebetito, aspettando un ordine, un movimento. Il maresciallo si concesse qualche minuto per assaporare il proprio fallimento. Il mattino inondava le finestre, vasto e compiuto come un epilogo. Aveva sbagliato tutto, dall’inizio alla fine. Come altre volte, si era lasciato ipnotizzare dalla perfezione del suo stesso teorema, dimenticando che la realtà ha gusti triviali. Salvini – l’inqualificabile Salvini – sarebbe stato rilasciato con molte scuse, e due omicidi solo apparentemente spiegati sarebbero tornati ad allungare la lista dei casi insoluti.
Tentò di sorridere senza riuscirci.
– Andiamo, Comelli – disse infine.
– Sì signore.
Scesero sul lungomare. Nonostante non fossero ancora le sette, la strada era già piena di gente. Mentre oltrepassava i nastri di protezione, Adami udì la voce di De Biasio ragguagliarlo sul ritrovamento:
– Uomo, sulla sessantina. Non siamo ancora riusciti ad identificarlo. È probabile che fosse già morto quando l’hanno buttato in acqua. Hanno voluto simulare un incidente.
La spiaggia era quella di un mediocre dipinto ad olio che Adami ricordava nella sua stanza di bambino. La posizione degli edifici e degli oggetti ne risultava necessariamente perturbata. Riverso sulla battigia, la faccia sepolta nella sabbia, il corpo appariva piccolo e familiare. Eccola, la disuguaglianza che invalidava il suo teorema.
– È stato portato a riva dalla mareggiata di stanotte.
– Come una seconda nascita.
Adami si voltò.
– Cosa hai detto, Comelli?
Comelli era sparito. I volti stilizzati dei presenti si ripetevano come cifre decimali. Anche la voce di De Biasio era evidentemente un simbolo, un’interpolazione. Che cosa lo aveva spinto a sospettare di Salvini? Quell’uomo aveva elevato a forma d’arte il talento di suscitare antipatia nel prossimo. Uno specchietto per le allodole. Se Adami non avesse avuto così tanta fiducia in sé stesso, probabilmente avrebbe presentito il pericolo. Lo avvolse una strana nostalgia: del sapore del pane, di un vecchio vestito della moglie, dei suoi uomini che non erano più con lui. Gli sembrò tutt’a un tratto di poter leggere il nome dell’assassino scritto in cielo, ma anche quelle lettere erano soltanto un aborto, un inganno.
Quattro sconosciuti erano affaccendati attorno al corpo.
– Fate largo – balbettò il maresciallo.
Riuscì a scorgerne il viso per un attimo, mentre veniva sollevato dalla sabbia. Come volevasi dimostrare. La vittima era lui, Lorenzo Adami, maresciallo dei carabinieri a un passo dalla pensione, ucciso proprio mentre stava per capire che non era riuscito a risolvere il suo ultimo caso.
Tentò ancora una volta di sorridere senza riuscirci. Poi lasciò che i quattro sconosciuti lo portassero via.»

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