Lignano, 10 agosto, ore 9

Un attimo di buio assolutamente personale.

Cosa fra le cose appena condensate dalla veglia,
il corpo dell’abisso accanto al mio corpo
sul letto faticoso del mattino.

Sei vivo, mi ha detto quietamente.

Ti conosco, ho detto io.

Sei vivo, ha ripetuto.
Quindi morirai.
Quindi vivrai per sempre. Tertium non datur.

Vattene, ho detto io.

Andarmene?
Io sono te. Non c’è via d’uscita.
Qualsiasi alternativa è la peggiore.

Uno scatto di animale orribilmente in trappola
nella sua stessa pelle.
Ma l’incubo già svaporava
nell’incessante abitudine della vita.

Un sospiro.
Dietro la porta della camera
ancora una volta il sole la colazione e le cose consuete
che non ci è dato di disimparare.

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