Lo scambio

La mattina del 3 agosto, come stabilito, Abel Castorp si risvegliò Joseph Pollock. Ovviamente non riconobbe il proprio letto e la stanza d’intorno. Notò che le finestre si trovavano alla sua sinistra, anziché alla sua destra. Dove sono? si disse. Sembra il mio vecchio appartamento. Era passata soltanto una settimana dal trasferimento, e Castorp non si era ancora del tutto adattato alla nuova casa e alle nuove abitudini. São Paulo era sporca, sovrabbondante. Forse sto ancora sognando? No, era ben sveglio. Gli sembrava piuttosto che tutta la storia del trasloco fosse un sogno. Non riusciva a ricordarsi quando aveva acquistato quello strano abat-jour. Per quale assurdo motivo si trovava ad Atlantic City? Si rizzò a sedere, e nel farlo provò un leggero capogiro. La larga specchiera di fronte al letto, necessariamente, gli restituì il viso di Pollock.
Ebbe l’impulso di urlare, ma non lo fece. Negli istanti di totale inazione che seguirono la scoperta, la mente di Castorp reagì rifugiandosi nei dettagli. Si chiese dove avesse già visto quel viso. Doveva essere un suo ex condomino; sì, quel tipo insignificante che viveva al piano di sotto. Non poteva dire di conoscerlo. I loro sporadici incontri sul pianerottolo non erano bastati a portarli dal semplice buongiorno ai commenti di prammatica sul tempo. Prima di partire per il Brasile non aveva neanche avuto l’occasione di salutarlo. Inconsciamente, notò per la prima volta un’inquietante somiglianza fra il suo vecchio viso e quello nuovo che lo specchio gli mostrava.
Infine capì. Questa eventualità era stata accuratamente soppesata dai vertici dell’organizzazione di Pollock, che avevano deciso di accettarla come un rischio inevitabile. Era già una fortuna che il trasferimento mentale si fosse svolto senza complicazioni: durante la fase sperimentale, molti volontari non erano stati in grado di accettare il nuovo corpo, o peggio ancora avevano riscontrato un’intollerabile binocularità mentale, con effetti spiacevolmente antiigienici. Con Castorp non era successo. Castorp era diventato Pollock in modo completo e senza alcuna smagliatura. Il nuovo individuo capì che si trovava nell’appartamento dell’altro; intuì che la pur superficiale somiglianza fisica lo aveva condannato al ruolo di vittima all’interno di una trama che non poteva conoscere; comprese il proprio destino quando ormai questo si stava compiendo. Ebbe l’impressione che un peso planetario lo opprimesse.
Si trovava ancora a letto quando udì bussare alla porta. Proprio in quel momento, in un altro emisfero, l’ex-agente scelto Joseph Pollock, ricercato dall’FBI per alto tradimento, si risvegliava Abel Castorp.

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