Imitatio Borges

«Adoravano un Dio superiore a qualsiasi attributo particolare, incluso quello dell’esistenza. Rifiutavano come insensati tanto l’argomento del Proslogion quanto le cinque faticose vie di Tommaso; non c’è nulla di più empio e fallace, predicavano, di usare la ragione per costringere Dio ad esistere (o a non esistere), essendo l’esistenza una cosa bassa e terrestre, la conseguenza più infausta della caduta di Adamo, un fardello del solo mondo osservabile*. Al più, accettavano di discutere la probabilità che Dio potesse godere di uno dei due stati, esistente e non esistente, senza però rinunciare a considerarli naturalmente compresenti e sovrapposti (Giovanni 1,3: Omnia per ipsum facta sunt, et sine ipso). Nelle loro chiese, ora purificate dal fuoco, il tabernacolo era tenuto sigillato in qualsiasi circostanza, e nessuno – nemmeno il sommo sacerdote – era autorizzato ad aprirlo. Nella speranza dei fedeli, le ostie vi erano preservate incorrotte, ma non c’era modo di determinare se per caso la tignola non vi si insinuasse, facendole marcire, e neppure se esistessero davvero delle ostie all’interno. Si può obiettare, in quest’ultimo caso, che senz’altro lo sapevano gli incaricati alla costruzione dei tabernacoli; obiezione, questa, a cui gli eretici rispondevano stringendosi nelle spalle e considerando la probabilità che nessun interlocutore si trovasse in quel momento di fronte a loro e stesse ponendo quella domanda… Col tempo, com’era inevitabile, il puro credo originario si corruppe. Un Dio che esiste e non esiste al tempo stesso non può in linea di principio impedire alle cose del mondo (prima fra tutte, alla religione) di condividere la stessa divina compresenza di attributi opposti. L’argomento (citato anche da Campanella) era in aperto contrasto con il dato dell’esperienza, e per quanto si tentasse di coprirlo col silenzio, divenne presto di pubblico dominio. La fede proclamava la propria stessa inconsistenza. La speranza si stemperò nella superstizione. Bande di esaltati cominciarono a predicare che Dio poteva essere condotto all’esistenza e che spettava al genere umano il compito di creare Dio attraverso la preghiera e l’osservazione mistica. Non fu difficile servirsi di questa frangia per riportare molti degli erranti alla Vera Fede. Gli impenitenti, al contrario, consideravano un segno di elezione la possibilità di attingere alla stessa indeterminatezza ontologica del loro Creatore. Questo servì a rendere in molti casi meno gravoso l’uso della spada a maggior gloria di [illeggibile].»

* Elvinus propose questo semplice sillogismo: per determinare se qualcosa esiste, bisogna poterla percepire; Dio sfugge a qualsiasi possibilità di percezione; ergo. (N.d.T.)

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