Lo sguardo

Quella casa mi ha guardato. Giuro. È inutile che tiri fuori le tue solite spiegazioni rassicuranti del cazzo. Quella casa mi ha guardato, e io ho guardato lei. So dov’è quella casa. È in un punto preciso della campagna, tra Portogruaro e San Donà, vicino ad altre case e alberi e pali della luce, a cento metri dalla ferrovia. Le altre case non mi hanno guardato, quella casa invece sì. E io ho risposto al suo sguardo. Ci siamo guardati per un minuto buono, attraverso il finestrino del treno, io che passavo, lei che restava – all’inizio vicini, poi sempre più lontani, finché qualcosa non si è messo di mezzo e il contatto visivo si è interrotto. Non era un bello sguardo. So che cosa stai per dire. Tutte stronzate. Non era per niente un bello sguardo. Quella casa sa, te lo dico io. Quelle finestre-occhi sanno tutto. E la porta-bocca è rimasta chiusa. Stiamo popolando questo pianeta di facce orribili, e non ce ne rendiamo neppure conto. Quando ce ne saremo andati, le facce resteranno, con tutto il loro orrore. Puoi dire quello che vuoi, ormai quella casa è dentro la mia testa. E continua a tenere la bocca chiusa.

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