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– “…come una grande caramella rossa. Sarà stata larga più di un metro. Era in cima all’albero da giovedì. Lo dicevo, io, che era pericolosa. Sembrava una di quelle opere d’arte di adesso, una di quelle sculture, come il cuore gigante, a me personalmente non piacciono, sono capace anch’io di inventarmi una cosa così, non capisco che cosa ci voglia a fare gli scultori, al giorno d’oggi. Ma lasciamo perdere, va. Era in cima all’albero da giovedì, immobile. Ma non era mica fissata con delle corde, no! Sembrava… appoggiata. Una grande caramella rossa. In mezzo al parco, come se niente fosse. Lì sotto ci giocano i bambini, sa? Poteva cadergli in testa in qualsiasi momento. E invece…”
– Allora, Michi, raccontami che cos’hai fatto a scuola, oggi.
‘Meglio prendere la circonvallazione, ci sarà meno traffico. La manifestazione cominciava alle tre e mezza, mi sembra. Non ha mica niente da niente da fare, questa gente.’
– Michi, ti ho fatto una domanda.
– Guarda, mamma, la faccia della Lucia sembra una pizza.
– Lasciala stare. Ti sei allacciato la cintura di sicurezza? Raccontami che cos’hai fatto a scuola.
– Abbiamo giocato con la terra.
‘Guarda cosa fa questo! Ma è il modo di guidare?’
– Avete giocato con la terra?
– C’era un formicario dietro i cespugli. Grosso, però. Era grosso così, anzi, un po’ di più. Abbiamo preso la terra dalla buca e gliel’abbiamo sbattuta sopra. E le formiche continuavano a venire fuori. Più di mille formiche.
‘Qui devo andare a destra, se non mi sbaglio. Mi dimentico sempre. Per questo non prendo mai questa strada. Il cartello, dovevano metterlo proprio dietro ai rami, dico io? Aspetta… fammi vedere… Sì, era a destra.’
– “Lei era presente quando…?” “Certo, ho visto tutto, io. Ero là sul terrazzino che mi fumavo una sigaretta. Ho visto la luce e ho sentito il rumore. Allora sono entrato in casa e ho detto alla Maria, ‘Maria, non va mica bene, eh no, non va mica bene’. Era da qualche ora che quel maledetto affare tremava, come uno di quei timer da cucina a forma di mela, ha presente?, che quando scade il tempo si mettono a suonare e tremano tutti. Lei s’immagini, un timer da cucina largo più di un metro che si mette a tremare in cima a un albero. Ma chi ce l’ha messo, mi chiedevo io. E la Maria ha voluto uscire anche lei in terrazza, a vedere. Era una roba che valeva la pena di vederla, glielo posso garantire. Infatti anche i vicini erano tutti alle finestre. E io continuavo a dire che non andava bene, non andava niente bene. Bastava guardarlo, quell’affare, per capire che non andava bene. Tutt’a un tratto è diventato bianco e ha cominciato, come dire, a suonare. Ho detto alla Maria che era meglio andar via, e allora siamo scesi, abbiamo preso la macchina, fortuna che era parcheggiata vicino, e siamo andati via.”
– Secondo me, le formiche credevano che la terra che noi gli buttavamo sopra era la stessa terra del formicario, perché andavano avanti a scavare, a scavare, e venivano sempre fuori, alla fine. Non morivano.
– Ti sei allacciato la cintura, Michi?
– Sì.
‘Mi domando chi sono quelli che possono permettersi di saltare un giorno di lavoro, così, senza nessun motivo, per andare in strada a fare casino. Che poi queste manifestazioni, si sa, non servono mai a niente. Alla fine sono sempre quelli che lavorano in silenzio a pagare per tutti. Troppo comodo scendere in piazza, farsi vedere in televisione, farsi intervistare. Diventi famoso, ti sistemi, entri anche tu nel giro. Guarda tu se per colpa di quattro deficienti che vogliono fare la rivoluzione, io, che lavoro tutti i giorni come una disgraziata, ci devo mettere mezz’ora in più per tornare a casa. – Aspetta, qua devo prendere a sinistra. Devo stare attenta, accidenti.’
– La Simo ha detto che anche le formiche ciànno la mamma e il papà e i fratelli e le sorelle, e che era meglio se non le ammazzavamo. Ma Paolo l’ha spinta per terra e ha detto che le femmine non sanno niente di queste cose, infatti le formiche sono tutte uguali e non ci sono formiche mamme e formiche papà e formiche bambine. La Simo non ha detto niente. Poi noi maschi siamo andati tutti insieme al rubinetto a riempire d’acqua i secchielli.
– Avete giocato tutto il giorno con quel formicaio?
– No.
– Spero che vi siate lavati bene le mani, dopo.
– Sì.
– “Ringraziamo il signor Carlo per la sua testimonianza. Vi ripasso la linea. A voi, studio.” “Grazie, Giorgia Colli. Ripetiamo la notizia per chi si fosse messo in ascolto soltanto adesso: nel parco di Viale Michelangelo questo pomeriggio è esploso un ordigno non meglio identificato, di forma probabilmente sferica e di colore rosso. Le persone presenti sul posto hanno avvertito un forte boato seguito da un lampo di luce prolungato. A causa dell’esplosione, una parte del parco è al momento inagibile ed è tenuta sotto controllo dalle forze dell’ordine. Non sembrano esserci feriti. Lo scoppio sembra aver causato soltanto la rottura dei finestrini di alcune auto parcheggiate nelle vicinanze. Ci sono delle difficoltà a raggiungere l’epicentro dell’esplosione, dovute al calore sprigionato nel… Regia, me lo confermate? sì? D’accordo. A quanto mi dicono, l’esplosione sembra essere ancora in corso. L’area interessata dallo scoppio si sta allargando. Il transito lungo Viale Michelangelo è stato temporaneamente interrotto. Le autorità invitano alla calma. Non c’è motivo di temere che la situazione non possa ritornare alla normalità entro i prossimi…
‘Oh, Dio. Qui va a finire che ci infogniamo. Ma da dove arriva tutta questa gente? Anche sulla circonvallazione?’
– Mamma…
– Michele, amore, sta’ buono un secondo, per cortesia. Dove ho messo il cellulare? Passami la borsa, amore. È lì sotto il sedile, la vedi? Controlla se dentro c’è il cellulare. L’hai trovato? Bravo. Cerca il numero del papà. Sei capace? Ecco, adesso passamelo, per cortesia. Grazie.
‘Rispondi, per la miseria. Rispondi.’
– Pronto? Oh, sia lodato il cielo. Sono sulla circonvallazione, sono appena entrata. C’è un macello, dev’essere per via della manifestazione. Sì, siamo fermi sulla rampa di accesso, te l’ho detto, sono appena entrata. Fin dove riesco a vedere io, sono tutti fermi. Ovvio che era meglio non immettersi, ma quando mi sono accorta della situazione ero ormai imbottigliata. Sì, che ci posso fare? Non la prendo mai, questa strada. Certo che lo so. Hanno chiuso il centro. Sì, sembra che qualche imbecille abbia fatto esplodere una bomba. Non so, non ho capito bene, ne parlavano alla radio un attimo fa ma non stavo ascoltando. No, figurati, neanche un ferito. Una bravata. Ce n’è di gente che ha tempo da perdere. Una giornatina, oggi, che te la raccomando. Ecco, telefonavo appunto per questo. Dovresti passare tu, se riesci. Io, qua, ho paura che prima di un’ora non ci sblocchiamo. Eh, lo so. Mi dispiace. Si, appena posso esco, ma ormai mi tocca sorbirmela. Grazie, se mi aiuti combiniamo. Sei uova e due confezioni di pancetta. Prendi anche un po’ di insalatina. Sei sicuro di ricordartelo? Scrivitelo su un pezzo di carta. Bene. Grazie tesoro. A dopo.
– Birubiru birubiru.
– Michi, rimettimi il cellulare in borsa, amore. Lascia stare tua sorella, fammi il sacrosanto piacere. Vuoi che si metta a piangere? Lasciala in pace sul suo seggiolino, povera stella. Dobbiamo metterci comodi, perché qui va per le lunghe. Raccontami qualcosa, facciamo quattro chiacchiere io e te, per passare il tempo.
– Posso dirti quello che abbiamo fatto dopo, con il formicario?
– Si dice formicaio, amore. Lo sai che non mi piace che facciate quei giochi, che poi vi sporcate tutti. Aspetta un secondo che cerchiamo un altro programma, questo mi ha stufato.
– “…erano i Radiohead, con No surprises.”
– Ci siamo puliti, dopo. La maestra ci ha detto che ci faceva entrare in classe solo se ci lavevamo le mani fino ai gomiti.
– Ben fatto.
‘Dovevo anche portare quel cappotto in lavanderia. Non ce la faccio a star dietro a tutto. Chissà se oggi è passata, l’Annalisa. Mi dice sempre che fa due ore, e poi ne fa una e mezza, una e tre quarti. Il mobile del salotto era pieno di polvere, l’ultima volta.’
– Comunque alla fine le abbiamo ammazzate tutte.
– Chi avete ammazzato, amore?
– Le formiche. Gli abbiamo buttato sopra l’acqua coi secchielli. Perché Paolo ha detto che non sapevano nuotare, le formiche, non ciànno mica le branche. La Simo ha detto che magari ce le avevano, le branche, che ne sai tu? E ha detto anche che sperava che veniva un gigante alto mille metri, e che ci versava addosso a noi le cascate del Niagara, così morivamo anche noi come avevamo fatto morire le formiche. E Paolo ha riso e ha detto che moriva solo la Simo, invece, che è una frignona, mentre noi ci salvavamo perché siamo maschi e sappiamo nuotare benissimo anche senza le branche.
– Non si dicono queste cose, Michi, lo sai. Ti avrebbe fatto piacere, se le avessero dette a te?
– No.
– Allora non dirle più.
– Non sono stato io, a dirle, è stato Paolo.
– E tu non fare sempre quello che fa a Paolo. Vi sentite tanto bravi perché siete in tanti, ma bisogna sempre pensare con la propria testa, ricordatelo bene.
‘Dai, che forse riusciamo ad avanzare di venti metri.’
– “…di cui la sfera costituisce la carlinga. Che te ne pare, Ste?” “Come teoria, mi sembra un po’ stravagante, Ale… Cioè, se fossi uno scienziato della NASA mi piacerebbe proprio averlo, in garage, un gioiellino simile… sentiamo cosa ne pensano i nostri amici ascoltatori. Chi abbiamo in linea? Antonello, da Messina. Ciao Antonello, dicci tutto. È una roba seria? o è semplicemente una cazzata galatt…”
– Ma c’è un po’ di musica, da qualche parte?
– “…il conto alla rovescia è finito, tutt’a un tratto, la superficie comincia a espandersi, come un palloncino che si gonfia. Un palloncino accecante. Si allarga di mezzo metro al secondo e ingoia tutto quello che incontra, apparentemente senza dolore, assorbendo la materia circostante come una spugna. Oltre alla luce, si percepisce unicamente un borbottio continuo e profondo, l’impressione è quella di un orchestra che suona in una caverna a cento metri di profondità, e insieme al suono, di tanto in tanto, anche un profumo dolciastro, che chi ha avuto modo di sentire descrive come piacevole, invitante. Sensazioni sconcertanti. Bisogna allontanarsi progressivamente e far sgomberare la folla di curiosi. Si tenta comunque di comunicare con segnali di luce appositamente studiati per essere compresi da una forma di vita aliena, perché è di questo che…”
‘Sbaglio, o laggiù si sta sbloccando qualcosa? Perché questi non si muovono?’
– Mamma, cos’è una forma di vita agliena?
– Aliena, amore. È una forma di vita che viene dallo spazio.
– Dallo spazio vengono forme di vita?
– No, amore, generalmente no. Aspetta un attimo. (Guarda se si danno una mossa, quelli. Avanti, animo, animo!) No, Michi, non ci sono forme di vita nello spazio, almeno credo. E comunque non vengono qua. Non hanno niente di interessante da cercare, qua da noi. Non troverebbero neanche parcheggio.
– Vengono in macchina?
– Ah, ah, no di certo, amore mio, semmai, userebbero un’astronave.
– Ho capito, sono gli extraterresteri.
– Sì, proprio quelli. Ma non esistono, sta’ tranquillo. È solo un programma radiofonico. Ogni tanto si divertono a fare un programma così, che vengono gli extraterrestri e distruggono tutto. Oppure un film. Ma non bisogna crederci. È come nei cartoni animati. Sono come dei cartoni animati per adulti. Gli adulti sono un po’ strani, certe volte: ci prendono gusto a vedere che tutto salta in aria e casca a pezzi, i palazzi, le città, il mondo intero.
– Capito.
– Anche tu, ogni tanto, costruisci la tua torre con i blocchi di legno, e poi la butti giù soltanto per il piacere di buttarla giù, non è vero? Per vedere che effetto fa?
– Sì.
‘È sempre la stessa storia alla Orson Welles. Chissà quanti telefoneranno alla radio e alla polizia, sentendo questo programma. Chissà perché, ci piace fantasticare di essere distrutti. È rassicurante, se uno ci pensa. Andiamo al cinema, ci prendiamo una bella strizza, e poi torniamo a casa e vediamo che non è successo niente, la casa è ancora lì, col giardinetto sempre al suo posto, e ci sentiamo sollevati così. Come dire: non lamentiamoci troppo, ché non ci va poi così male. Abbiamo le tasse, gli scioperi, il capo antipatico, ma almeno non arriva Godzilla a sterminarci.’
– “…non sembra una superficie solida. Ma è così abbacinante che non si riesce a vedere… non si capisce che fine faccia quello che… gli oggetti che incontra nel suo percorso, gli alberi, le macchine, i lampioni, le case, gli oggetti che vengono inglobati, non so se mi spiego.” “Professor Mazza, ci descriva che cosa riesce a vedere dalla sua postazione. A che distanza siete?” “Direi, sette-ottocento metri. Si avvicina. È… è come una cupola che diventa sempre più grande. È già parecchio grande, gliel’assicuro. Penso che in dieci minuti arriverà fin qui. Da questa finestra riesco a vedere un lato del dipartimento di fisica, in fondo alla strada. Fra un minuto non lo vedremo più, temo. La cosa straordinaria è che non sembra… Cioè, uno si aspetterebbe che mentre avanza… che ne so, i tombini che saltano, le foglie che si incendiano, invece niente. C’è una calma totale. Tutto avviene molto lentamente, in modo quasi adiabatico, se mi permette di usare un’espressione…”
‘Ne hanno di fantasia. Se veramente arrivassero gli alieni, secondo me neanche ce ne accorgeremmo. E chi dice che dovrebbero distruggerci, poi?’
– Mamma, Lucia si è addormentata.
– Bene, tu non svegliarla. Non parliamo a voce troppo alta. Aspetta che abbasso la radio.
‘In effetti, sarebbe anche ora di mandare in onda le notizie. Vorrei sentire che cosa dicono del traffico. E vorrei sapere anche se hanno scoperto chi ha messo quella bomba in Viale Michelangelo. Chissà che casino avranno tirato su i manifestanti. Adesso ne approfitteranno per dire che sono stati provocati, no? Va’ a vedere che sono stati proprio loro a…’
– Mamma, secondo te…
– Un attimo. Sbaglio, o sta suonando il cellulare? Proprio adesso. Michi, amore, riesci a rispondere tu, per favore? Il tastino verde con la cornetta, lo sai, vero?
– “…occupa tre o quattro isolati fra Via Caboto, Viale Michelangelo e Corso Fran…”
– Pronto.
– Chi è?
– Sì. Ciao. La mamma sta guidando.
– È il papà? Aspetta che accosto. Passami il telefono. Passamelo, per favore. Pronto. Mi hai chiamato proprio quando sembrava che cominciassimo a muoverci, finalmente. Lo so, lo so, non preoccuparti. Dimmi. Fra una mezz’oretta dovremmo arrivare a casa, credo. Dimmi. No, che non ho sentito le notizie. Si, sono tutti e due qui con me, dove vuoi che siano? Siamo sulla circonvallazione, te l’ho detto. Vicino all’ospedale. Siamo sul cavalcavia dopo Corso Francia. Fra due chilometri c’è l’uscita, poi prendo la statale e in un attimo siamo a casa. Eh, sbrigarmi, faccio quel che posso. Comunque sembra che il traffico si sia un po’ allentato. Come? Niente manifestazione? Cosa vuol dire niente manifestazione? No, ti ho detto che non ho sentito le notizie, sto appunto aspettando, stanno mandando uno stupido programma… Quale luce? Dove devo guardare? Dietro di noi? Non vedo niente. Sarà il tramonto, che luce vuoi che sia?
– Mamma?
‘Oh, mio Dio. Oh, mio Dio.’
– L’ho visto. Adesso sì che l’ho visto.
– Mamma?
– Non ora, Michi. Pronto. Sì, l’ho visto. Ma che cos’è? Che cosa è successo? Che cos’hanno fatto? Mio Dio. Certo che riparto subito. Dove devo andare? Michi, sta fermo su quel sedile. A casa, sì, certo. E tu cosa fai? No, dimmi, per favore, tu cosa fai? (Se questi deficienti mi lasciassero passare! Scusate, eh, scusate!) È un casino, riuscire a reimmettersi. Mio Dio. Dimmi, tu cosa fai? Voglio saperlo. Fammi il sacrosanto piacere… In che senso non è pericoloso? Chi l’ha detto che non è pericoloso? Va bene. Ma tu cerca almeno… Sì, ti richiamo dopo. Non farmi stare in pensiero. Sì. Ciao.
‘Ma che diavolo è? chi può aver fatto una cosa simile?’
– “…pericolo radioattivo?” “Al momento non possiamo escluderlo, ma non direi proprio che possa esserci alcun tipo di…” “Scusate, dobbiamo interrompervi dallo studio. Sembra che quattro uomini dei reparti speciali stiano entrando nella zona interessata dalla… dal fenomeno… ce lo confermate?” “Noi da qui riusciamo a vedere soltanto una piccola parte di quel…” “Sì, scusate ancora, ci è arrivata la conferma. Quattro uomini dei reparti speciali sono entrati sotto questa… come chiamarla? questa cupola di luce, per vedere se all’interno…”
– Mamma?
– Solo un secondo, amore, ti prego. Ti ho detto di sederti composto. Non guardare dietro, per piacere. Sentiamo se…
– “…è vero, come dicono, che si tratta di un meccanismo a tempo, questa almeno era l’impressione di coloro che l’hanno visto quando si è, diciamo così, innescato, un meccanismo a tempo, dicevo, allora probabilmente è anche programmato per arrestarsi una volta raggiunte le dimensioni stabilite da…” “Programmato da chi, dottore? Stabilite da chi?” “Scusi, se mi lascia finire di parlare… Io credo che sia un’azione dimostrativa collegata alla manifestazione di questo pomeriggio. Un’azione di sicuro impatto che tuttavia…”
– “…circa un chilometro di diametro. E continua ad aumentare. Negli ultimi minuti il colore dal bianco è virato al rosso, cioè lo stesso colore che secondo gli abitanti della zona…”
– “…campo di forza prodotto da una tecnologia avanzatissima, che andrà lentamente allargandosi a partire dall’epicentro fino a contentere tutta la terra, con lo scopo di ripulirla completamente da ogni forma di…”
– “…perso completamente il contatto. Questo non significa nulla, in linea di principio. Non c’è motivo di perdere la calma. Ma dovremmo avere in linea il questore, sentiamo che cos’ha da dirci…”
– Mamma, sono gli aglieni?
– Cosa dici, amore, certamente no. Comunque fra poco ce ne andiamo di qua. Mancano cinquecento metri all’uscita. Fra un attimo potremo rimetterci in marcia e…
– Il signore dietro di noi è sceso dalla macchina e sta guardando dietro. Non era un programma inventato, vero mamma?
– Non aver paura. Non c’è nessun pericolo.
‘Mantenere la calma. Quella cosa ci raggiungerà, questo è certo. Controllare lo specchietto. Ma ci passerà attraverso senza farci nulla. Stiamo scherzando. Sarebbe troppo assurdo se…’
– Adesso ce ne stiamo qui calmi e aspettiamo di ripartire, d’accordo? Non c’è niente di cui preoccuparsi. Fra poco saremo al sicuro, a casa.
– Mamma, posso chiederti una cosa?
– Dimmi, amore.
– Ma è vero che le formiche non ciànno la mamma e il papà?
– Non proprio. Diciamo che hanno tutte la stessa mamma, la formica regina, una formica che fa da mamma a tutte quante.
– Ma non sono proprio come noi, vero? Non è che si ritrovano tutte insieme, alla sera? E mettiamo che una formica bambina muore: non è che le altre la aspettano, e sono tristi perché non la vedono tornare?
– Questo non lo so, amore. Ma è meglio non ucciderle senza motivo, questo è certo. Comunque quando arriviamo a casa cerchiamo sull’enciclopedia tutto quello che ti interessa sulle formiche. Adesso scusa, ma la mamma deve guidare.
‘Mancano duecento metri. Devo stare tranquilla, ché non succederà niente. Se soltanto Andrea fosse qui. Pensare che questa sera volevo preparargli la carbonara.’
– Mamma, la Lucia sta facendo un sogno. Sta sorridendo.
– “…affermare con sicurezza che non è il caso di preoccuparsi. Non abbiamo notizia di nessun ferito, al momento. E non ci è giunta alcuna rivendicazione da parte di gruppi estremistici. Secondo gli esperti, la bolla di luce rossa dovrebbe gonfiarsi fino a raggiungere il punto di rottura, e successivamente dissolversi come si è generata, senza provocare danni. Un fenomeno finora ignoto, probabilmente di origine naturale, che saremo in grado di descrivere più accuratamente soltanto quando sarà rientrata l’emergenza. Le autorità invitano chiunque non ne abbia assoluta necessità a non mettersi in marcia in questo momento. Tutti i cittadini sono esortati a rimanere nel luogo in cui si trovano. Chi si trova in macchina accosti, per permettere il transito ai mezzi delle forze dell’ordine. La cosa migliore è aspettare che passi, senza fare gesti inconsulti. E con questo è tutto. Questa edizione straordinaria del giornale radio termina qui. Riprenderemo la linea non appena ci arriveranno notizie più precise. Adesso, due minuti di pubblicità.”