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Quando tutto finì

In Racconti on Sabato 9 Febbraio 2008 at 6:02

[3332 parole]

…come una grande caramella rossa. Sarà stata larga più di un metro. Era in cima all’albero da giovedì. Lo dicevo, io, che era pe­ricolosa. Sembrava una di quelle opere d’arte di adesso, una di quelle sculture, come il cuore gi­gante, a me personalmente non piacciono, sono capace anch’io di inventarmi una cosa così, non capisco che cosa ci vo­glia a fare gli scultori, al giorno d’oggi. Ma lasciamo perdere, va. Era in cima all’albe­ro da giovedì, immobi­le. Ma non era mica fissata con delle corde, no! Sembrava… appog­giata. Una grande caramella rossa. In mezzo al parco, come se niente fosse. Lì sot­to ci giocano i bambini, sa? Poteva cadergli in te­sta in qualsiasi momento. E invece…

– Allora, Michi, raccontami che cos’hai fatto a scuola, oggi.

‘Meglio prendere la circonvallazione, ci sarà meno traffi­co. La manifesta­zione cominciava alle tre e mezza, mi sembra. Non ha mica niente da niente da fare, questa gente.’

– Michi, ti ho fatto una domanda.

– Guarda, mamma, la faccia della Lucia sembra una piz­za.

– Lasciala stare. Ti sei allacciato la cintura di sicurez­za? Raccontami che cos’hai fatto a scuola.

– Abbiamo giocato con la terra.

‘Guarda cosa fa questo! Ma è il modo di guidare?’

– Avete giocato con la terra?

– C’era un formicario dietro i cespugli. Grosso, però. Era grosso così, anzi, un po’ di più. Abbiamo preso la terra dalla buca e gliel’abbiamo sbattuta sopra. E le formiche continuavano a ve­nire fuori. Più di mille formiche.

‘Qui devo andare a destra, se non mi sbaglio. Mi dimen­tico sem­pre. Per questo non prendo mai questa strada. Il cartel­lo, dovevano metterlo pro­prio dietro ai rami, dico io? Aspetta… fammi vedere… Sì, era a destra.’

“Lei era presente quando…?” “Certo, ho visto tutto, io. Ero là sul terrazzino che mi fumavo una sigaretta. Ho visto la luce e ho sentito il rumore. Allora sono entra­to in casa e ho detto alla Maria, ‘Maria, non va mica bene, eh no, non va mica bene’. Era da qualche ora che quel maledetto affare tremava, come uno di quei timer da cuci­na a forma di mela, ha pre­sente?, che quando scade il tempo si mettono a suonare e tre­mano tutti. Lei s’immagi­ni, un timer da cucina largo più di un metro che si mette a tremare in cima a un albero. Ma chi ce l’ha messo, mi chiedevo io. E la Maria ha volu­to uscire anche lei in terrazza, a vedere. Era una roba che valeva la pena di vederla, glielo posso garantire. Infatti anche i vicini erano tutti alle finestre. E io continuavo a dire che non andava bene, non andava niente bene. Basta­va guardarlo, quell’affare, per capire che non andava bene. Tutt’a un tratto è di­ventato bianco e ha cominciato, come dire, a suonare. Ho detto alla Ma­ria che era meglio andar via, e allora siamo scesi, abbia­mo preso la macchi­na, fortuna che era parcheggiata vicino, e siamo anda­ti via.”

– Secondo me, le formiche credevano che la terra che noi gli buttavamo sopra era la stessa terra del formicario, perché anda­vano avanti a scavare, a scava­re, e venivano sempre fuori, alla fine. Non morivano.

– Ti sei allacciato la cintura, Michi?

– Sì.

‘Mi domando chi sono quelli che possono permettersi di saltare un giorno di lavoro, così, senza nessun motivo, per anda­re in strada a fare casino. Che poi queste manifestazioni, si sa, non servono mai a niente. Alla fine sono sempre quelli che lavo­rano in silenzio a pagare per tutti. Troppo comodo scendere in piazza, farsi vedere in televisione, farsi intervistare. Diventi famo­so, ti si­stemi, entri anche tu nel giro. Guarda tu se per colpa di quattro deficienti che vogliono fare la rivoluzione, io, che lavoro tut­ti i giorni come una disgraziata, ci devo mettere mezz’ora in più per tornare a casa. – Aspetta, qua devo prendere a sinistra. Devo sta­re attenta, accidenti.’

– La Simo ha detto che anche le formiche ciànno la mam­ma e il papà e i fratelli e le sorelle, e che era meglio se non le am­mazzavamo. Ma Paolo l’ha spinta per terra e ha detto che le fem­mine non sanno niente di queste cose, infatti le formiche sono tutte uguali e non ci sono formiche mamme e formiche papà e formiche bambine. La Simo non ha detto niente. Poi noi maschi siamo andati tutti insieme al rubinetto a riempire d’ac­qua i sec­chielli.

– Avete giocato tutto il giorno con quel formicaio?

– No.

– Spero che vi siate lavati bene le mani, dopo.

– Sì.

“Ringraziamo il signor Carlo per la sua testimonianza. Vi ripas­so la linea. A voi, studio.” “Grazie, Giorgia Colli. Ripetia­mo la notizia per chi si fosse messo in ascolto soltanto adesso: nel parco di Viale Michelangelo questo pomeriggio è esploso un ordigno non meglio identificato, di forma pro­babilmente sferica e di colore rosso. Le persone presenti sul posto hanno av­vertito un forte boato seguito da un lampo di luce prolungato. A causa dell’e­splosione, una parte del parco è al momento inagibile ed è te­nuta sotto con­trollo dalle forze dell’ordine. Non sembrano esserci feriti. Lo scop­pio sem­bra aver causato soltanto la rottura dei finestrini di alcune auto parcheggiate nelle vi­cinanze. Ci sono delle difficoltà a rag­giungere l’epicentro dell’esplosione, dovute al calore sprigionato nel… Re­gia, me lo confermate? sì? D’accordo. A quanto mi dicono, l’esplosione sembra essere ancora in cor­so. L’area interes­sata dallo scoppio si sta allargando. Il transito lungo Viale Michelangelo è stato tempo­raneamente interrotto. Le autori­tà invitano alla calma. Non c’è motivo di temere che la situazione non possa ritornare alla normalità entro i prossimi…

‘Oh, Dio. Qui va a finire che ci infogniamo. Ma da dove arriva tutta questa gente? Anche sulla circonvallazione?’

– Mamma…

– Michele, amore, sta’ buono un secondo, per cortesia. Dove ho messo il cellulare? Passami la borsa, amore. È lì sotto il sedile, la vedi? Controlla se den­tro c’è il cellulare. L’hai trovato? Bravo. Cerca il numero del papà. Sei capace? Ecco, adesso pas­samelo, per cortesia. Grazie.

‘Rispondi, per la miseria. Rispondi.’

– Pronto? Oh, sia lodato il cielo. Sono sulla circonvalla­zione, sono appena entrata. C’è un macello, dev’essere per via della manifestazione. Sì, siamo fermi sulla rampa di accesso, te l’ho detto, sono appena entrata. Fin dove riesco a vede­re io, sono tutti fermi. Ovvio che era meglio non immettersi, ma quando mi sono accorta della situazione ero ormai imbottigliata. Sì, che ci posso fare? Non la pren­do mai, questa strada. Certo che lo so. Hanno chiuso il centro. Sì, sembra che qualche imbecille abbia fatto esplodere una bomba. Non so, non ho capito bene, ne par­lavano alla radio un attimo fa ma non stavo ascoltando. No, figu­rati, ne­anche un ferito. Una bravata. Ce n’è di gente che ha tem­po da perdere. Una giornati­na, oggi, che te la raccomando. Ecco, telefo­navo appunto per questo. Dovresti passare tu, se rie­sci. Io, qua, ho paura che prima di un’ora non ci sblocchiamo. Eh, lo so. Mi dispiace. Si, appena posso esco, ma ormai mi tocca sorbirme­la. Grazie, se mi aiuti com­biniamo. Sei uova e due con­fezioni di pancetta. Prendi anche un po’ di insalatina. Sei sicu­ro di ricordar­telo? Scrivitelo su un pezzo di carta. Bene. Grazie te­soro. A dopo.

– Birubiru birubiru.

– Michi, rimettimi il cellulare in borsa, amore. Lascia sta­re tua sorella, fammi il sacrosanto piacere. Vuoi che si metta a piangere? Lasciala in pace sul suo seggiolino, povera stella. Dob­biamo metterci comodi, perché qui va per le lunghe. Racconta­mi qualcosa, facciamo quattro chiacchiere io e te, per passare il tem­po.

– Posso dirti quello che abbiamo fatto dopo, con il formi­cario?

– Si dice formicaio, amore. Lo sai che non mi piace che facciate quei gio­chi, che poi vi sporcate tutti. Aspetta un secondo che cerchiamo un altro pro­gramma, questo mi ha stufato.

– “…erano i Radiohead, con No surprises.” 

– Ci siamo puliti, dopo. La maestra ci ha detto che ci fa­ceva entrare in classe solo se ci lavevamo le mani fino ai gomiti. 

– Ben fatto.

‘Dovevo anche portare quel cappotto in lavanderia. Non ce la faccio a star dietro a tutto. Chissà se oggi è passata, l’Anna­lisa. Mi dice sempre che fa due ore, e poi ne fa una e mezza, una e tre quar­ti. Il mobile del salotto era pieno di polvere, l’ultima vol­ta.’

– Comunque alla fine le abbiamo ammazzate tutte. 

– Chi avete ammazzato, amore?

– Le formiche. Gli abbiamo buttato sopra l’acqua coi sec­chielli. Perché Pao­lo ha detto che non sapevano nuotare, le for­miche, non ciànno mica le branche. La Simo ha detto che magari ce le avevano, le branche, che ne sai tu? E ha detto an­che che spe­rava che veniva un gigante alto mille metri, e che ci versava ad­dosso a noi le cascate del Niagara, così morivamo anche noi come aveva­mo fatto mori­re le formiche. E Paolo ha riso e ha det­to che mori­va solo la Simo, invece, che è una frignona, men­tre noi ci salvava­mo perché siamo maschi e sappiamo nuotare benis­simo anche senza le branche. 

– Non si dicono queste cose, Michi, lo sai. Ti avrebbe fat­to piacere, se le avessero dette a te?

– No.

– Allora non dirle più.

– Non sono stato io, a dirle, è stato Paolo.

– E tu non fare sempre quello che fa a Paolo. Vi sentite tanto bravi perché siete in tan­ti, ma bisogna sempre pensare con la propria testa, ricordatelo bene.

‘Dai, che forse riusciamo ad avanzare di venti metri.’

– “…di cui la sfera costituisce la carlinga. Che te ne pare, Ste?” “Come teo­ria, mi sembra un po’ stravagante, Ale… Cioè, se fossi uno scien­ziato della NASA mi piacerebbe proprio averlo, in garage, un gioiellino si­mile… sentiamo cosa ne pensa­no i nostri ami­ci ascoltatori. Chi abbiamo in linea? Antonello, da Mes­sina. Ciao An­tonello, dicci tutto. È una roba seria? o è semplice­mente una cazza­ta galatt…”

– Ma c’è un po’ di musica, da qualche parte?

– “…il conto alla rovescia è finito, tutt’a un tratto, la su­perficie co­mincia a espandersi, come un palloncino che si gonfia. Un palloncino acce­cante. Si al­larga di mezzo metro al se­condo e in­goia tutto quello che incontra, apparente­mente senza do­lore, assor­bendo la materia circo­stante come una spu­gna. Oltre alla luce, si percepisce unicamente un bor­bottio conti­nuo e pro­fondo, l’impres­sione è quella di un orchestra che suona in una ca­verna a cento metri di profondità, e insieme al suono, di tanto in tan­to, anche un profumo dolciastro, che chi ha avuto modo di sentire de­scrive come piacevole, invitante. Sensazio­ni sconcer­tanti. Bisogna allon­tanarsi progressivamente e far sgombe­rare la folla di curiosi. Si ten­ta co­munque di comunicare con segnali di luce ap­positamente stu­diati per essere compresi da una for­ma di vita aliena, per­ché è di questo che…”

‘Sbaglio, o laggiù si sta sbloccando qualcosa? Perché que­sti non si muovo­no?’

– Mamma, cos’è una forma di vita agliena?

Aliena, amore. È una forma di vita che viene dallo spa­zio.

– Dallo spazio vengono forme di vita?

– No, amore, generalmente no. Aspetta un attimo. (Guar­da se si danno una mossa, quelli. Avanti, animo, animo!) No, Mi­chi, non ci sono forme di vita nello spazio, almeno credo. E co­munque non vengono qua. Non hanno niente di interessan­te da cerca­re, qua da noi. Non troverebbero neanche parcheg­gio.

– Vengono in macchina?

– Ah, ah, no di certo, amore mio, semmai, use­rebbero un’astronave.

– Ho capito, sono gli extraterresteri.

– Sì, proprio quelli. Ma non esistono, sta’ tranquillo. È solo un program­ma radiofonico. Ogni tanto si divertono a fare un programma così, che vengono gli extraterrestri e distruggono tut­to. Oppure un film. Ma non bisogna crederci. È come nei car­toni animati. Sono come dei cartoni animati per adulti. Gli adul­ti sono un po’ stra­ni, certe volte: ci prendono gusto a vedere che tutto salta in aria e casca a pezzi, i pa­lazzi, le città, il mondo in­tero. 

– Capito.

– Anche tu, ogni tanto, costruisci la tua torre con i bloc­chi di legno, e poi la butti giù soltanto per il piacere di buttarla giù, non è vero? Per vedere che effetto fa?

– Sì.

‘È sempre la stessa storia alla Orson Welles. Chissà quan­ti telefoneranno alla radio e alla polizia, sentendo questo pro­gramma. Chissà perché, ci piace fantasticare di essere distrutti. È rassi­curante, se uno ci pensa. Andiamo al cinema, ci prendiamo una bella strizza, e poi torniamo a casa e vediamo che non è suc­cesso niente, la casa è ancora lì, col giardinetto sempre al suo po­sto, e ci sentiamo sollevati così. Come dire: non lamentiamoci troppo, ché non ci va poi così male. Ab­biamo le tasse, gli sciope­ri, il capo an­tipatico, ma alme­no non ar­riva Godzilla a stermi­narci.’ 

– “…non sembra una superficie solida. Ma è così abbaci­nante che non si riesce a vedere… non si capisce che fine faccia quello che… gli oggetti che incontra nel suo percorso, gli alberi, le macchine, i lampioni, le case, gli oggetti che vengono inglobati, non so se mi spiego.” “Professor Mazza, ci de­scriva che cosa riesce a ve­dere dalla sua postazione. A che distanza siete?” “Direi, sette-otto­cento metri. Si avvicina. È… è come una cupola che diventa sem­pre più grande. È già parecchio grande, gliel’assicuro. Penso che in dieci minuti arriverà fin qui. Da questa finestra riesco a vedere un lato del diparti­mento di fisica, in fondo alla strada. Fra un minuto non lo vedremo più, temo. La cosa straordinaria è che non sembra… Cioè, uno si aspetterebbe che mentre avanza… che ne so, i tombini che saltano, le foglie che si incendiano, invece niente. C’è una calma totale. Tutto avviene molto lentamente, in modo quasi adiabatico, se mi permette di usare un’espressione…”

‘Ne hanno di fantasia. Se veramente arrivassero gli alieni, secondo me neanche ce ne accorgeremmo. E chi dice che do­vrebbero distruggerci, poi?’

– Mamma, Lucia si è addormentata.

– Bene, tu non svegliarla. Non parliamo a voce troppo alta. Aspetta che abbasso la radio.

‘In effetti, sarebbe anche ora di mandare in onda le noti­zie. Vorrei sentire che cosa dicono del traffico. E vorrei sapere anche se hanno scoperto chi ha messo quella bomba in Viale Mi­chelangelo. Chissà che ca­sino avranno tirato su i manifestanti. Adesso ne approfitteranno per dire che sono stati provocati, no? Va’ a vedere che sono stati proprio loro a…’

– Mamma, secondo te

– Un attimo. Sbaglio, o sta suonando il cellulare? Proprio adesso. Michi, amore, riesci a rispondere tu, per favore? Il tasti­no verde con la cornetta, lo sai, vero?

“…occupa tre o quattro isolati fra Via Caboto, Viale Michelange­lo e Corso Fran…” 

– Pronto.

– Chi è?

– Sì. Ciao. La mamma sta guidando.

– È il papà? Aspetta che accosto. Passami il telefono. Pas­samelo, per favore. Pronto. Mi hai chiamato proprio quando sembrava che cominciassimo a muoverci, finalmente. Lo so, lo so, non preoccuparti. Dimmi. Fra una mezz’oretta dovremmo ar­rivare a casa, credo. Dimmi. No, che non ho sentito le notizie. Si, sono tutti e due qui con me, dove vuoi che siano? Siamo sulla circonvallazione, te l’ho detto. Vicino all’ospedale. Siamo sul ca­valcavia dopo Corso Francia. Fra due chi­lometri c’è l’uscita, poi prendo la statale e in un atti­mo siamo a casa. Eh, sbrigarmi, fac­cio quel che posso. Comunque sembra che il traffico si sia un po’ allenta­to. Come? Niente manifestazione? Cosa vuol dire niente manifestazione? No, ti ho detto che non ho sentito le notizie, sto appunto aspettando, stanno mandando uno stupido program­ma… Quale luce? Dove devo guardare? Dietro di noi? Non vedo niente. Sarà il tramonto, che luce vuoi che sia?

– Mamma?

‘Oh, mio Dio. Oh, mio Dio.’

– L’ho visto. Adesso sì che l’ho visto.

– Mamma?

– Non ora, Michi. Pronto. Sì, l’ho visto. Ma che cos’è? Che cosa è successo? Che cos’hanno fatto? Mio Dio. Certo che riparto subito. Dove devo andare? Michi, sta fermo su quel sedi­le. A casa, sì, certo. E tu cosa fai? No, dimmi, per favore, tu cosa fai? (Se questi deficienti mi lasciassero passare! Scusate, eh, scu­sate!) È un casino, riuscire a reimmettersi. Mio Dio. Dimmi, tu cosa fai? Voglio saperlo. Fammi il sacrosanto piacere… In che senso non è pericoloso? Chi l’ha detto che non è pericoloso? Va bene. Ma tu cerca alme­no… Sì, ti richiamo dopo. Non farmi sta­re in pensiero. Sì. Ciao.

‘Ma che diavolo è? chi può aver fatto una cosa simile?’

“…pericolo radioattivo?” “Al momento non possiamo escluderlo, ma non direi proprio che possa esserci alcun tipo di” “Scusate, dobbiamo interrompervi dallo studio. Sembra che quattro uomini dei reparti speciali stiano entrando nella zona interessata dalla… dal fenomeno… ce lo con­fermate?” “Noi da qui riuscia­mo a vedere soltanto una piccola parte di quel…” “Sì, scusate an­cora, ci è arrivata la conferma. Quattro uomi­ni dei reparti spe­ciali sono entrati sotto questa… come chiamarla? questa cupola di luce, per vedere se all’interno…”

– Mamma?

– Solo un secondo, amore, ti prego. Ti ho detto di sederti composto. Non guardare dietro, per piacere. Sentiamo se…

“…è vero, come dicono, che si tratta di un meccanismo a tempo, questa almeno era l’impressione di coloro che l’hanno visto quando si è, di­ciamo così, innescato, un meccanismo a tempo, di­cevo, allora probabilmen­te è anche programmato per arrestarsi una volta rag­giunte le dimensioni sta­bilite da…” “Programmato da chi, dottore? Stabilite da chi?” “Scusi, se mi lascia finire di parlare… Io credo che sia un’azione dimostrativa collegata alla manifestazione di questo pomeriggio. Un’azione di sicuro impatto che tuttavia…”

“…circa un chilometro di diametro. E continua ad au­mentare. Negli ultimi minuti il colore dal bianco è virato al rosso, cioè lo stesso colore che secon­do gli abitanti della zona…”

“…campo di forza prodotto da una tecnologia avanzatis­sima, che andrà lentamente allargandosi a partire dall’epicentro fino a contentere tutta la terra, con lo scopo di ripulirla completa­mente da ogni forma di…”

“…perso completamente il contatto. Questo non significa nulla, in linea di principio. Non c’è motivo di perdere la calma. Ma dovremmo avere in linea il questo­re, sentiamo che cos’ha da dirci…”

– Mamma, sono gli aglieni?

– Cosa dici, amore, certamente no. Comunque fra poco ce ne andiamo di qua. Mancano cinquecento metri all’uscita. Fra un atti­mo potremo rimetterci in marcia e… 

– Il signore dietro di noi è sceso dalla macchina e sta guar­dando dietro. Non era un programma inventato, vero mamma?

– Non aver paura. Non c’è nessun pericolo.

‘Mantenere la calma. Quella cosa ci raggiungerà, questo è certo. Con­trollare lo specchietto. Ma ci passerà attraverso sen­za farci nulla. Stiamo scherzando. Sarebbe troppo assurdo se…’

– Adesso ce ne stiamo qui calmi e aspettiamo di ripartire, d’accordo? Non c’è niente di cui preoccuparsi. Fra poco saremo al sicuro, a casa.

– Mamma, posso chiederti una cosa?

– Dimmi, amore.

– Ma è vero che le formiche non ciànno la mamma e il papà?

– Non proprio. Diciamo che hanno tutte la stessa mam­ma, la formica regina, una formica che fa da mamma a tutte quante.

– Ma non sono proprio come noi, vero? Non è che si ri­trovano tutte insieme, alla sera? E mettiamo che una formica bambina muore: non è che le altre la aspettano, e sono tristi per­ché non la vedono tornare? 

– Questo non lo so, amore. Ma è meglio non uc­ciderle senza motivo, questo è certo. Comunque quando arrivia­mo a casa cerchiamo sull’enciclopedia tutto quello che ti interes­sa sulle formiche. Adesso scusa, ma la mamma deve guidare.

‘Mancano duecento metri. Devo stare tranquilla, ché non succederà niente. Se soltanto Andrea fosse qui. Pensare che que­sta sera volevo preparargli la carbonara.’

– Mamma, la Lucia sta facendo un sogno. Sta sorriden­do.

“…affermare con sicurezza che non è il caso di preoccu­parsi. Non abbiamo notizia di nessun ferito, al momento. E non ci è giunta al­cuna rivendicazione da parte di gruppi estremistici. Se­condo gli esperti, la bolla di luce rossa dovrebbe gonfiarsi fino a raggiungere il punto di rottura, e successi­vamente dissolversi come si è generata, senza provocare danni. Un fenomeno finora ignoto, probabilmente di origine naturale, che saremo in gra­do di de­scrivere più accurata­mente soltanto quando sarà rientrata l’emergenza. Le autorità invi­tano chiunque non ne abbia assoluta necessità a non mettersi in marcia in questo momento. Tutti i citta­dini sono esortati a rimane­re nel luogo in cui si trovano. Chi si tro­va in mac­china accosti, per permettere il transito ai mezzi delle for­ze dell’or­dine. La cosa mi­gliore è aspettare che passi, senza fare ge­sti incon­sulti. E con questo è tutto. Questa edizione straordinaria del gior­nale radio termina qui. Riprenderemo la linea non appena ci arri­veranno notizie più precise. Adesso, due minuti di pubblici­tà.” 

© Guido Cupani, 2008