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Archive for 2008

Racconti matematici

In Libri on Martedì 22 Luglio 2008 at 11:29

Matematica + letteratura, qualcosa di straordinario. Eppure ho impiegato diversi mesi a finirlo. In mezzo sono passati altri libri, totalmente diversi. Ora faccio fatica a dare un giudizio. Mi limito ad elencare le storie che mi sono piaciute di più: Il libro di sabbia (Borges), La trama celeste (Bioy Casares), Il conte di Montecristo (Calvino), Paolo Uccello (Schwob), Breve ritratto di Alan Turing (Carrère).

Dall’Uomo matematico di Robert Musil: «Quanto all’arte, siamo la prima epoca della storia che non sa amare i suoi poeti. Eppure la nostra epoca possiede energie spirituali superiori ad ogni altra… Un pensiero che pretende di essere profondo, ardito, originale; ma che per ora si limita al piano esclusivamente razionale e scientifico. L’intelletto, però, si spande all’intorno, e appena tocca il sentimento, diventa spirito. È ai poeti che spetta fare questo passo. E per compierlo non hanno bisogno di imparare un metodo (come la psicologia – Dio ne scampi! – o roba del genere), ma solo di imparare ad essere esigenti con se stessi. E invece i poeti non sanno che pesci pigliare, e si consolano imprecando. Ma anche se i loro contemporanei, da soli, non riescono a far diventare realtà umana il proprio livello di pensiero, essi avvertono tuttavia ciò che nei loro poeti è al di sotto del proprio livello di pensiero.»

Dieci e lode.

Racconti matematici, a cura di Claudio Bartocci, Einaudi 2007, 306 pagine, € 11,50

Calvin & Hobbes – B. Watterson

In Libri on Lunedì 14 Luglio 2008 at 10:05

Leggete Calvin & Hobbes!

Per esempio: Bill Watterson, L’attacco dei mostri di neve mutanti (Attack of the Deranged Mutant Killer Monster Snow Goons), Comix (Franco Cosimo Panini Editore) 2005, traduzione di Nicoletta Pardi, 128 pagine, € 13.

Q – L. Blissett

In Libri on Venerdì 11 Luglio 2008 at 3:15

Ho finito Q di Luther Blissett. Un amico ha insistito per prestarmelo, io gli ho detto che in genere non amo i romanzi storici (e tantomeno i casi editoriali), lui ha ribattuto: leggi le prime quindici pagine, poi decidi se continuare.

Ho continuato.

Era tanto tempo che non raggiungevo certe velocità di lettura: 60-70 pagine/giorno fra sabato scorso e mercoledì, oltre 150 solo nella giornata di ieri. E non sono in vacanza. Normalmente non va bene leggere così velocemente, ma non ho potuto farne a meno. Q è un romanzo d’avventura straordinario ed è difficile sottrarsi al fascino della sua storia. Si finisce un capitolo e si ha subito voglia di cominciarne un altro. Via, di corsa, fino alla fine. È sorprendente. Anche perché, per quanto mi riguarda, non condivido affatto l’impostazione ideologica del racconto e non ho provato quasi mai simpatia o affetto per il protagonista. Ma questo è marginale. Q è semplicemente una trama, una partita di scacchi in cui le mosse sono di gran lunga più interessanti dei giocatori. 

Tra l’altro, la soluzione del mistero (l’identità del fantomatico Q) è abbastanza chiara già a metà del libro. (O per lo meno, lo era per me, che di solito non brillo per perspicacia in questo genere di cose.) Delusione? Niente affatto. Come ho già detto, l’intreccio conta più di qualsiasi altra cosa, in questo libro. Anche più della conclusione.

Anzi, si vorrebbe quasi che non ci fosse, una conclusione. Ciò è ovviamente impossibile sulla terra, ma non in cielo. Immagino che possa esistere una versione celeste di Q (simile, a questo punto, ai Teologi di Borges) in cui l’inseguimento e lo scontro e la sconfitta continuano incessantemente, infiniti, circolari.

Luther Blissett, Q, Einaudi 1999, 652 pagine, prezzo ignoto (l’ho detto, è una copia imprestata).

Nel lavandino

In Haiku on Giovedì 10 Luglio 2008 at 5:40

Nel lavandino
goccia, silenzio, goccia.
Il tempo passa.

蛇口から ぽたぽた垂れる 時の水
jaguchi kara   bota-bota tareru   toki no mizu

Pioggia sul mare

In Haiku on Domenica 6 Luglio 2008 at 7:55

pioggia sul mare
mi fermo e guardo
acqua che torna all’acqua

海の雨 水に帰って くる水や
umi no ame   mizu ni kaette   kuru mizu ya

Abbey Road Medley

In Traduzioni on Sabato 28 Giugno 2008 at 3:08

Stufo delle canzoni tradotte con il Pesce di Babele, ho deciso di tradurre per conto mio (con l’aiuto della mia ragazza) lo storico medley sul lato B di Abbey Road. Il passo successivo sarà trascrivere gli accordi e imparare a suonarlo sul pianoforte. 

Quello che segue vuole essere un omaggio al talento poetico di Lennon e McCartney. Sorprendente, anche senza la musica.

[788 parole]

1. Non mi dai mai i tuoi soldi

Non mi dai mai i tuoi soldi
Mi dai soltanto una strana ricevuta
E nel bel mezzo delle trattative
Getti la spugna

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Mattatoio N. 5 – K. Vonnegut

In Libri on Sabato 14 Giugno 2008 at 2:07

mattatoio.jpgHo letto Mattatoio N. 5 di Kurt Vonnegut.

Che cosa si può dire di questo riconosciuto capolavoro? Tutto quello che potrebbero dirne gli uccelli, cose come “Puu-tii-uiit?

Dal primo capitolo: «Mi capitò, a un cockail party, di parlare con un professore dell’Università di Chicago [del bombardamento di Dresda] così come l’avevo visto io, e del libro che volevo scrivere. Era membro di una cosa che si chiamava Comitato per il pensiero sociale. E mi disse dei campi di concentramento, e di come i tedeschi avessero tirato fuori sapone e candele dal grasso dei cadaveri degli ebrei e così via. Non potei dire altro che questo: “Lo so, lo so. Lo so.”»

Kurt Vonnegut, Mattatoio N. 5 (Slaughterhouse-Five), Feltrinelli 2005, traduzione di Luigi Brioschi, 196 pagine, € 7. 

Oblio – D. F. Wallace

In Libri on Giovedì 29 Maggio 2008 at 11:30

Stasera ho finito di leggere Oblio, quarta tappa della mia personale maratona wallaciana.

“Otto superbi romanzi brevi”, dice la quarta di copertina. Di certo sono otto, ma non sono né superbi né romanzi brevi. Per quanto mi riguarda, la definizione più corretta sarebbe “Sette racconti dannatamente alla Wallace più un superbo romanzo breve”.

Puntualizzo: mi piace moltissimo lo stile di Wallace. Sa essere contemporaneamente ipersofisticato e spontaneo. In genere si ha l’impressione che quello che Wallace racconta non possa essere raccontato in nessun altro modo. Ecco, Oblio non è così. Almeno l’80 per cento di Oblio non è che un esercizio di stile, uno stupendo e intelligentissimo esercizio di stile, per carità, ma niente di più. 

L’eccezione, ovviamente, è Il canale del dolore, un capolavoro che sa essere inquietante e grottesco e commovente al tempo stesso ed è intriso di quella “profonda e lucida tristezza” che Jonathan Franzen lesse in Infinite Jest. In questo caso, non inserisco nessuna citazione perché dovrei ricopiare da cima a fondo tutto il capitolo 5 (in realtà basterebbero gli ultimi capoversi, ma estratti dal contesto suonano stranamente banali). Chi è interessato preferirà di certo leggersi tutto il racconto.

David Foster Wallace, Oblio (Oblivion), Einaudi 2004, traduzione di Giovanna Granato, 395 pagine, € 15.

Una cosa divertente che non farò mai più – D. F. Wallace

In Libri on Lunedì 5 Maggio 2008 at 1:05

Ho finito di leggere Una cosa divertente che non farò mai più di David Foster Wallace.

Ormai sono a tutti gli effetti un fan di DFW e tutto quello che posso dire su di lui è condizionato dall’amore per le sue opere. Quando comincio a parlare di libri con qualcuno, ultimamente, la prima cosa veramente sincera che dico è: devi leggere David Foster W. Ora che ho concluso il terzo volume (il più smilzo, finora), mi domando due cose: 1. se riuscirò ad evitare di cadere nel kitsch provando – sottolineo provando - a scrivere come lui, 2. se troverò mai uno scrittore che sappia scrivere come lui o meglio di lui (attualmente DFW rappresenta per me l’estremo superiore di ciò che chiamo letteratura). Alla seconda domanda non so ancora dare risposta, mentre alla prima rispondo con sicurezza no, non ci riuscirò.

La citazione: «Ormai è una parola abusata e banale, disperato, ma è una parola seria, e la sto usando seriamente. Per me indica una semplice combinazione – uno strano desiderio di morte, mescolato a un disarmante senso di piccolezza e futilità che si presenta come paura della morte. Forse si avvicina a quello che la gente chiama terrore o angoscia. Ma non è neanche questo. È più come avere il desiderio di morire per sfuggire alla sensazione insopportabile di prendere coscienza di quanto si è piccoli e deboli ed egoisti e destinati senza alcun dubbio alla morte.»

David Foster Wallace, Una cosa divertente che non farò mai più (A Supposedly Fun Thing I’ll Never Do Again), minimum fax 2001, traduzione di Gabriella D’Angelo e Francesco Piccolo, 141 pagine, € 11.

Due punti – Wisława Szymborska

In Libri on Lunedì 28 Aprile 2008 at 11:34

Ho finito di leggere Due punti di Wisława Szymborska.

Due punti - AdelphiDa Disattenzione:

«Il savoir-vivre cosmico,
benchè taccia sul nostro conto,
tuttavia esige qualcosa da noi:
un po’ di attenzione, qualche frase di Pascal
e una partecipazione stupita a questo gioco
con regole ignote.»

Wisława Szymborska, Due punti (Dwukropek), Adelphi 2006, a cura di Pietro Marchesani, 52 pagine, € 5,50

La ragazza dai capelli strani – D. F. Wallace

In Libri on Sabato 26 Aprile 2008 at 11:08

Ho finito di leggere La ragazza dai capelli strani di David Foster Wallace.

Tratto da Dire mai (forse il racconto migliore): «Perfino un principiante da solo riesce ben presto a capire che una vita condotta, temporaneamente o meno, come una semplice rinuncia ad ogni valore diventa nella migliore delle ipotesi una cosa senza sbocco e nella peggiore una cosa vuota: una vita in attesa del non-sarà-mai.»

David Foster Wallace, La ragazza dai capelli strani (Girl with Curious Hair), minimum fax 2003, prefazione di Zadie Smith, traduzione di Martina Testa, 287 pagine, € 13.

La ragazza che chiede Dio

In Poesie on Domenica 20 Aprile 2008 at 2:45

La ragazza che chiede Dio
all’angolo fra via H e piazza Z
con una breve vita addosso già lisa sui gomiti
in ginocchio si è aggrappata alla mia giacca
e ha snocciolato gli occhi
nella conca dei miei palmi e mi ha chiesto Dio.
E io che avevo nelle tasche
solo uno spicciolo di Dio per fare colazione
– una veloce preghiera in tazza
pater ave gloria proteggi il nonno
fa’ che non piova –
nel viavai di passanti dai volti lisci
come uova ho sollevato le braccia
e ho detto alla ragazza, non ho niente,
abbi pazienza, forse domani
. Non è certo colpa mia.
Dio manca un po’ per tutti
ormai da un pezzo. Che cosa posso farci.
Per fortuna la ragazza
ha capito e si è staccata da me cadendo
come una buccia secca.
Confesso, ho provato tenerezza.
Ho avuto la bontà di non guardarla.

© Guido Cupani, 2008

Un ricordo dell’aldiquà

In Racconti on Giovedì 17 Aprile 2008 at 2:15

[960 parole]

C’era un lago chiamato Michigan. La stella che allora illuminava la terra era al suo culmine nel cielo. Il grande lago riempiva metà del mondo alla mia destra come un prato di luce. Correvo lungo una strada alberata in sella a una Bottecchia dei primi anni novanta che avevo portato con me dall’Europa, poi rimessa a nuovo e lucidata, il mio unico mezzo di locomozione su qualsiasi lungomare del mondo, specie nei sonnolenti pomeriggi d’estate. Assecondavo le curve della strada lungo la costa — una qualche Oak Lane o Maple Ridge ripiegata ad arte per movimentare la rigida griglia ortogonale che affligge buona parte della topografia degli Stati Uniti — in un qualche punto indeterminato della vasta transizione che da Chicago porta alla campagna profonda. Read the rest of this entry »

Il miglior poema di Mi Ke

In Racconti on Domenica 10 Febbraio 2008 at 7:30

[915 parole]

Quando il poeta Mi Ke era giovane e sconosciuto fece un so­gno. Sognò sé stesso all’età di novant’anni, un vecchietto bian­co e fra­gile, dedito alla vita contemplativa presso un mona­stero fra le montagne. Comprese che gli dei desideravano par­lagli attraverso il sogno; capì che il sogno era un mezzo con cui gli era dato di cono­scere il suo posto nella trama del cosmo. Al tempo in cui sognò queste cose, Mi Ke era un ragazzo arrogante e ambizioso, e non aveva ancora ottenuto l’illuminazione. Sempre sognando, scese dalla camera in cui si trovava e raggiunse le cucine del monaste­ro. Avvicinatosi al cuoco, lo interrogò:

– Conosci un poeta di nome Mi Ke?

– Certo che lo conosco. Read the rest of this entry »

Quando tutto finì

In Racconti on Sabato 9 Febbraio 2008 at 6:02

[3332 parole]

…come una grande caramella rossa. Sarà stata larga più di un metro. Era in cima all’albero da giovedì. Lo dicevo, io, che era pe­ricolosa. Sembrava una di quelle opere d’arte di adesso, una di quelle sculture, come il cuore gi­gante, a me personalmente non piacciono, sono capace anch’io di inventarmi una cosa così, non capisco che cosa ci vo­glia a fare gli scultori, al giorno d’oggi. Ma lasciamo perdere, va. Era in cima all’albe­ro da giovedì, immobi­le. Ma non era mica fissata con delle corde, no! Sembrava… appog­giata. Una grande caramella rossa. In mezzo al parco, come se niente fosse. Lì sot­to ci giocano i bambini, sa? Poteva cadergli in te­sta in qualsiasi momento. E invece…

– Allora, Michi, raccontami che cos’hai fatto a scuola, oggi.

‘Meglio prendere la circonvallazione, ci sarà meno traffi­co. La manifesta­zione cominciava alle tre e mezza, mi sembra. Non ha mica niente da niente da fare, questa gente.’ Read the rest of this entry »